Una interrogazione alla giunta umbra per sapere se siano stati svolti approfondimenti, sul piano legislativo italiano ed europeo, sugli aspetti giuridici che impedirebbero all’imprenditore agricolo di predisporre, mettere a dimora e commercializzate direttamente le piantine tartufigene. L’iniziativa è del consigliere di minoranza a Palazzo Cesaroni, Claudio Ricci, che di sapere anche “quali siano i programmi futuri per valorizzare sul piano paesaggistico ambientale, agricolo, socio-culturale, educativo e turistico la produzione del tartufo in Umbria semplificando, per quanto possibile, le procedure per gli imprenditori”.

Ricci, spiega che “il quadro normativo, anche europeo, sembra problematico e non consentirebbe all’imprenditore agricolo di predisporre, mettere a dimora e commercializzare piantine tartufigene, anche se viene indicata la specie corrispondente, con dicitura in italiano e latino, sotto la propria responsabilità; questo – aggiunge – limiterebbe le ampie possibilità di sviluppo delle attività legate al tartufo, in particolare nelle zone della Valnerina”. Per concludere Ricci ricorda che “è in corso di definizione, a cura della “Rete delle città italiane legate al tartufo (di cui fanno parte Norcia e la Valnerina), la candidatura della cultura produttiva del tartufo come elemento da inserire nei beni immateriali ricompresi nel patrimonio mondiale Unesco, caratterizzati dagli aspetti di identità antropologica legata all’opera delle persone nel luogo”.