L’incremento occupazionale fatto registrare in Umbria con un più 1% è un ulteriore segnale incoraggiante – il vice presidente Fabio Paparelli sottolinea – sostanzialmente in linea con la media nazionale (+1,1%), nonché delle regioni centrali (+1%) e del Nord del Paese (+1,2%). Secondo i dati Istat, la crescita ha riguardato principalmente l’occupazione alle dipendenze; di contro è rimasta invariata la componente autonoma. A generare la crescita occupazionale sono stati i servizi (+8.000) e l’agricoltura (+3.000); in calo il comparto del commercio e ricettività (-7.000, dovuto anche alla stagionalità) e quello delle costruzioni (-1.000); stabile l’occupazione del manifatturiero. Più in particolare la crescita dei servizi ha riguardato unicamente la componente alle dipendenze; quella dell’agricoltura è il risultato di una crescita di entrambe le componenti. Nel commercio il calo è presente principalmente per i dipendenti mentre nelle costruzioni al calo dei dipendenti corrisponde una lieve crescita dell’occupazione autonoma. A seguito di tali dinamiche, il tasso di occupazione umbro è salito al 62,5% risultando superiore oltre che al dato medio nazionale (56,3%) e anche a quello delle regioni centrali; il gap verso il Nord si conferma posizionandosi però a 2,5 punti. Secondo i dati Istat la crescita dell’occupazione ha interessato sia gli uomini (+2.000) che le donne (+1.000); per entrambi è stata prodotta unicamente dalla componente alle dipendenze; di contro la componente autonoma è rimasta stabile a quota 60.000 per gli uomini e 33.000 per le donne. Il calo della disoccupazione ha riguardato sia uomini sia donne e risulta particolarmente rilevante per le donne.