Gli indicatori economici relativi all’anno 2015 sono tutti convergenti nell’indicare in Umbria un’inversione di tendenza rispetto al ciclo economico del passato, con importanti segnali positivi dal punto di vista dell’occupazione, dell’export, dell’industria, del credito alle imprese e alle famiglie, del turismo: lo comunica il vicepresidente della Regione Umbria con delega allo Sviluppo economico, Fabio Paparelli.

Dall’analisi dei vari settori emerge come nel corso del 2015 siano stati raggiunti risultati importanti che consolidano i trend di rilancio dell’economia umbra con una ripresa della domanda interna a cui si è accompagnato un incremento delle esportazioni. Dal 2015 in poi è iniziata una fase di crescita importante dell’occupazione che riporta l’Umbria ai livelli delle regioni del Centro-Nord. Ciò risulta anche dagli ultimi dati Istat in cui emerge che l’occupazione umbra, nel IV trimestre, ha toccato quota 368.000, ben 13.000 unità al disopra del livello dell’analogo trimestre del 2014, con una crescita di 7.000 unità rispetto al precedente trimestre. L’Umbria con un +3,6%, ha registrato la crescita più elevata del Paese subito dopo la Sicilia. Sul fonte dell’export l’Umbria consolida il trend di crescita registrato durante tutto l’arco del 2015 e chiudendo l’anno con una crescita del 6,4%. Altro elemento rilevato riguarda la ripresa dell’export con riferimento ad alcuni comparti delle industrie di base e delle prime trasformazioni ad esse connesse. Sul fronte dell’industria il miglioramento sta interessando sia la domanda interna, tornata a crescere dopo un triennio di marcata flessione, che quella estera. Secondo i dati del sondaggio svolto tra settembre e ottobre dalla Banca d’Italia, su un campione di 133 imprese industriali umbre, il 49% degli intervistati ha segnalato un aumento del fatturato nei primi nove mesi del 2015 a dispetto del 20% che ha indicato una riduzione con un terzo che ha fatto registrare aumenti superiori al 4%. Imprese, però, ancora poco propense a investimenti, data ancora la grande percentuale di inutilizzo degli impianti. Il migliorato clima di fiducia e il basso costo dell’indebitamento aumenterebbero la propensione delle imprese regionali a investire; infatti circa il 25% di un campione intervistato da Banca Italia composto da 133 aziende, pianifica un incremento della spesa per il 2016 a fronte del 16% che prevede una diminuzione. La crescita delle vendite, in un contesto di favorevole dinamica dei costi delle materie prime, si è riflessa positivamente sulla redditività: il 55% delle imprese prevede di chiudere il bilancio corrente in utile mentre il 18% si attende una perdita. L’erogazione di prestiti al mondo produttivo a giugno 2015 in Umbria registra una variazione percentuale annua positiva, +1,1%. Più che credit crunch, si tratta di riposizionamento della clientela da parte degli istituti bancari. La ripresa ha riguardato in particolare le attività manifatturiere e i servizi, a fronte di una flessione ancora sostenuta nell’edilizia. Il trend del secondo semestre 2015 sembra confermare le tendenze di cauta ripresa dei flussi di credito e di riduzione del costo dei prestiti. Nel caso del prestito alle famiglie consumatrici si può parlare di ripresa in fase di consolidamento.