Secondo l’Indagine congiunturale di Confindustria Umbria condotta tra le imprese industriali della regione e riferiti al primo trimestre del 2015, in Umbria si ravvisano margini di razionalizzazione di bilancio e di innovazione di sistema ancora ampi ed utili a rimettere le attività di trasformazione industriale al centro dell’attenzione e dell’interesse della comunità regionale. Il bilancio complessivo del primo trimestre risente di tre apporti differenti. Il primo è dato dal numero delle imprese che confermano il mantenimento dei precedenti livelli produttivi: un po’ più (47,9%) su base congiunturale e assai meno (33,3%) su base tendenziale ma sufficienti a dare un solido appiglio per il quadro generale. Il secondo apporto deriva dall’assottigliamento delle quote di imprese che segnalano riduzioni di produzione ma su base congiunturale (il fenomeno riguarda il 29,6% del totale delle imprese partecipanti alla rilevazione) un po’ meno che su base tendenziale (27,5% del totale). Il terzo apporto di cui dare conto, infine, è quello assicurato dalle imprese con aumento di attività produttiva: queste sono il 38,9% su base tendenziale e tra loro quasi la metà segnala aumenti anche sostanziosi. Sono meno che nel precedente trimestre ma grazie ad esse (e a quelle che mantengono il recupero avviato nei mesi scorsi) il bilancio complessivo del trimestre tiene e ben si giustifica l’immagine di una ripresa che non è ancora del tutto a pieno regime ma va comunque apprezzata. Per quanto riguarda la proiezione territoriale delle tendenze osservate – prosegue l’indagine – è da notare la maggiore incidenza di imprese che si dichiarano stabili in provincia di Terni (38,9%) rispetto a quanto si registra in provincia di Perugia (32,1%). In entrambe le aree si è manifestato interesse a ripristinare i livelli occupazionali e in parallelo sembra essere migliorato il quadro delle attese. Il giudizio sugli ordinativi è sempre molto prudente ma pur restando scaramanticamente sotto una soglia di minima salvaguardia siamo ora di poco sotto tale valore e dunque siamo al minimo del pessimismo fin qui registrato. Il tutto pertanto, conclude l’indagine, autorizza a prevedere un generale miglior profilo congiunturale nel trimestre aprile-giugno, specialmente se l’aumento di occupazione nelle imprese partecipanti innescherà gli attesi effetti di amplificazione dell’impatto sulla domanda interna e se si manterranno le favorevoli condizioni del contesto internazionale.