La crisi che si è abbattuta sull’Umbria ha avuto ripercussioni particolarmente negative, in quanto la regione è entrata nel tunnel recessivo con un tessuto economico già indebolito. Ciò, si legge nel Rapporto economico sociale sull’Umbria, in maniera maggiore rispetto all’Italia, anch’essa segnata da un processo inerziale di lunga data che ha prodotto ripercussioni ben più importanti che in altri Paesi dell’Eurozona. Nel periodo che va dalla metà degli anni Novanta al 2012 l’economia umbra è cresciuta mediamente dello 0,4% annuo, analogamente al meridione (0,7% Italia) e il contributo della regione alla formazione del Pil nazionale, che oscillava tradizionalmente intorno all’1,4%, spesso superandolo, nel 2012 scende all’1,35%. Già prima del 2008 l’Umbria mostra segni di sofferenza: il Pil procapite reale tra il 2002 e il 2007 diminuisce dello 0,27% medio annuo, a fronte di una crescita italiana dello 0,47% e precipita, dal 2008 al 2012, a -2,85% (-1,90% in Italia). Nell’ultimo anno disponibile, la forbice Umbria-Italia finisce per sfiorare dieci punti. Fra le cause della crisi quella della domanda che si è ridotta drasticamente, soprattutto nell’ambito dei consumi dove la spesa per consumi finali delle famiglie ha subito cali reali per cinque anni consecutivi (in Italia si era avuta una sporadica ripresa nel 2010). I consumi rappresentano una grandezza che contribuisce positivamente alla formazione del Pil anche in presenza di annualità economiche negative. L’inversione di tendenza, prosegue il Res, in modo così intenso e duraturo, testimonia invece la portata di una crisi che non ha precedenti nella storia più recente del Paese. A partire dal 2010, la dinamica reale dei consumi nella regione è stata sempre peggiore di quella del reddito prodotto. La ripresa della domanda stenta a decollare per un atteggiamento “cautelativo” e soprattutto perché gli anni di difficoltà hanno ridotto drammaticamente i redditi delle famiglie meno abbienti provocando un drastico calo della propensione al consumo. La lunga crisi ha colpito in modo particolarmente pesante soprattutto i redditi più bassi, con effetti evidenti sull’inasprimento e sulla diffusione degli stati di indigenza. Nel giro di due anni (dal 2010 al 2012) il tasso di povertà relativa in Umbria raddoppia (dal 5% all’11% per le famiglie e dal 7,7% a quasi il 15% per gli individui), dati che si riconfermano purtroppo nel 2013. Le stime previsionali del Pil per il 2013 ci restituiscono per l’Umbria un nuovo calo di oltre 3 punti percentuali del Pil (mentre la recessione italiana si è attestata ad un -1,9%). Sebbene lo scenario rimanga incerto, nel 2014, che è stato un ulteriore anno di difficoltà, dovrebbe presentarsi una timida ripresa.