A Terni quasi una casa su 5 è registrata al catasto come popolare o ultrapopolare.

Per la precisione, su 59.008 appartamenti censiti, il 16,2% risulta di categoria A/4, mentre il 2,7% appartiene alla categoria A/5, quella di minor valore.

Complessivamente il patrimonio immobiliare ternano – in quanto a classificazione catastale – è esattamente nella media delle abitazioni italiane: su oltre 34 milioni di abitazioni infatti, sono circa 6,5 milioni quelle appartenenti alle categorie A/4 (5,6 milioni) ed A/5 (900.000).

E’ quanto emerge dalla classifica elaborata dall’Associazione dei Geometri Fiscalisti (AGEFIS) per il “Sole 24 Ore”, che conteggia per ogni capoluogo di provincia l’incidenza delle case accatastate come A/4 e A/5 rispetto al totale cittadino, confrontando inoltre la rendita catastale degli immobili iscritti in queste due categorie con la rendita media cittadina.

Dati, questi, particolarmente significativi in vista della revisione degli estimi catastali, che – a gettito invariato – dovrebbe permettere di sanare situazioni di ingiustizia fiscale accumulatesi nel corso del tempo, tra una città e l’altra e perfino all’interno della stessa città o dello stesso quartiere: in alcune aree infatti le quotazioni immobiliari sono cresciute più che in altre, a fronte degli stessi valori catastali.

Agli estremi opposti di questa classifica si collocano Messina, con il 37,6% di appartamenti di classe popolare o ultrapopolare, e – sul versante opposto – Trento, dove solo il 2,5% delle abitazioni risultano al catasto tra quelle di minor pregio.

Terni, come detto, si piazza nelle posizioni intermedie per percentuale di case di categoria A/4 e A/5 sul totale, ma risulta tra quelle che hanno una rendita catastale media più bassa: 457 euro e 79esima posizione sui 102 capoluoghi censiti.

Gli immobili ternani di categoria A/4 hanno una rendita media di 208 euro, due volte e mezza inferiore, e quelli ultrapopolari di 99 euro, quasi 5 volte inferiore a quella media di tutti gli appartamenti.

Uno scarto che, anche in questo caso, rientra nella normalità, collocandosi tra gli estremi di Napoli – dove più del 10% della case ha una rendita ben dieci volte inferiore al livello medio – e Trento, dove le case ultrapopolari sono solo lo 0,1% del totale ma hanno una rendita appenadue volte e mezzo inferiore rispetto a quella totale.