Nell’ultimo trimestre del 2014 in provincia di Terni è previsto un saldo negativo dell’occupazione di 450 unità, e per ogni nuovo assunto nel settore dell’industria saranno tre coloro che usciranno dalle fabbriche ternane.

A fronte infatti di 520 ingressi nel mondo della produzione previsti da ottobre alla fine dell’anno, il totale delle uscite, per licenziamenti, pensionamenti, scadenza di contratto o altre ragioni, schizza alla cifra record di 970, quasi 300 in più rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso.

E’ quanto si rileva dai dati diffusi oggi dal sistema informativo nazionale “”Excelsior” di Unioncamere.

Le note più dolenti vengono in particolare (ma viste le note vicende della siderurgia di questi ultimi mesi non era difficile presagirlo) dall’industria ternana, in cui – a fronte di sole 130 nuove assunzioni – da ottobre a capodanno è prevista la perdita di 390 posti di lavoro, esattamente il triplo.

Ma anche nel settore dei servizi le cose non vanno molto meglio: nello stesso periodo in provincia di Terni si prevede un saldo negativo di circa 190 unità.

Il dato di questo ultimo trimestre del 2014 è assai peggiore di quello registrato nello stesso periodo del 2013: allora il saldo negativo tra nuove entrate e uscite dal lavoro era stato di 140 unità, meno di un terzo delle 450 previste oggi.

Per quanto riguarda le nuove assunzioni, il 22,2% saranno contratti a tempo indeterminato, una percentuale superiore sia alla media regionale (17,7) che nazionale (20,7), mentre quasi i due terzi (64,8%) saranno a tempo determinato e il restante 13% suddiviso tra apprendistato (4%) ed altri contratti (9%).

Le imprese ternane sembrano poi orientate ad assumere persone di età superiore e con titoli di studio inferiori alla media sia umbra che italiana: per la metà delle aziende l’età è indifferente ma solo il 17 per cento delle assunzioni previste nel trimestre in corso  riguardano specificamente giovani sotto i 29 anni, contro una media regionale del 25% ed una nazionale del 26% circa.

E la laurea è richiesta solo nel 4,6% dei casi: grosso modo la metà della media umbra e assai meno ancora rispetto al 10,6% italiano.