Per il saldo della TASI sulla prima casa, in scadenza martedì prossimo 16 dicembre, ogni famiglia ternana pagherà in media 95 euro, poco meno dei 99 euro che rappresentano la media di quanto verseranno i cittadini dei 107 capoluogo di provincia italiani.

 E’ quanto emerge dalla simulazione condotta dal servizio politiche territoriali della UIL nazionale, che ha calcolato in 3,7 miliardi di euro quanto verrà versato nell’occasione dai 24 milioni di cittadini italiani proprietari di prima casa.

 Secondo la UIL il costo maggiore della tassa sulla prima casa in termini assoluti si registra a Torino, con una media annua di 403 euro e un saldo al 16 dicembre di 202, seguita nell’ordine da Roma, Siena e Firenze, mentre le città nelle quali si paga meno sono nell’ordine Olbia, Ragusa, Treviso, Asti e Trento.

 Tenendo conto delle aliquote e delle detrazioni deliberate a livello comunale, la TASI 2014 – secondo la simulazione della UIL – costerà a Terni in media quasi 27 euro in meno rispetto all’IMU nel caso di una famiglia senza figli con un reddito ISEE di 10.000 euro che possieda un appartamento di categoria A/2 e con una rendita catastale di 450 euro, mentre costerà mediamente 23 euro in più per la stessa famiglia ma con un figlio minore di 26 anni.

 Per chi invece ha un reddito ISEE di 16.000 euro ed è proprietario a Terni di un appartamento sempre di categoria A/2 ma con una rendita di 750 euro il risparmio medio rispetto all’IMU – nell’elaborazione del servizio politiche territoriali della UIL – è di 178 euro se non ci sono figli e di 128 euro in presenza di un figlio sotto ai 26 anni.

Una situazione  questa, a partire da queste simulazioni,  in controtendenza rispetto alla situazione nazionale:  infatti  – commenta la UIL – se è vero che il costo complessivo della TASI sarà complessivamente più basso dell’IMU,  in realtà per le abitazioni a bassa rendita sarà, a livello nazionale,  più alto di quello dell’IMU nel 60% dei casi.

 A Terni l’aliquota massima della Tasi stabilita dal Comune è del 2,5 per mille, di poco inferiore rispetto alla media dei comuni capoluogo italiani. L’esenzione totale è prevista per le rendite catastali sotto a 216 euro, mentre per i valori catastali superiori, applicando le diverse agevolazioni, l’aliquota sale progressivamente, in rapporto al reddito, dall’1,3 fino al 2,3 per mille.