Il ministero della Cultura ha esercitato il diritto di prelazione sul Teatro Sociale di Amelia, acquisendo così lo storico immobile. Lo rende noto, sulla scorta del decreto notificato ieri, la Società Teatrale, associazione culturale senza scopo di lucro che lo ha costruito nel 1783 e che fino ad oggi lo ha gestito.

Il provvedimento del Mibact “annulla” così la procedura di vendita all’asta del teatro, avviata a causa dei debiti contratti dalla stessa Società Teatrale con un istituto di credito, conclusa lo scorso novembre con l’aggiudicazione dell’immobile ad un imprenditore locale per un importo di 414 mila euro.

Per il Ministro Dario Franceschini “il diritto di prelazione esercitato dal ministero della Cultura sul Teatro Sociale di Amelia è “un passo importante per garantire la continuità di uno spazio culturale molto sentito dalla comunità”.

“Il Teatro – come si legge nella relazione del ministero – non solo rappresenta un esempio raffinato della cultura tardo settecentesca in Umbria nonché uno degli ultimi teatri storici presenti nel territorio Amerino-Narnese”, ma è ancora oggi “luogo di scambi culturali che vedono la città al centro di eventi di musica classica e moderna, di danza e di prosa, di lirica e di jazz, tutti interpretati da ospiti di eccellenza”. Per il ministero “il valore culturale del teatro è dovuto anche alla sua elegante struttura settecentesca”. Per questo motivo è stato più volte scelto come location cinematografica.

“La Società Teatrale, dinanzi all’iniziativa del ministero che ne aveva il diritto – si legge in una nota firmata dal presidente del consiglio direttivo, Riccardo Romagnoli – non ha nulla da recriminare, salvo il rammarico per la perdita della proprietà dell’immobile, costruito dall’associazione e da essa gestito ininterrottamente per 238 anni. Resta peraltro in attesa delle ulteriori determinazioni che lo Stato vorrà prendere, per garantire, oltre che il proseguimento dell’attività artistica,

lo svolgimento di un’attività che ha caratterizzato per secoli questa città”. Romagnoli, definendo “scandaloso che un bene di pregio come il Teatro sociale”, valutato non meno di 10 milioni di euro, “possa essere stato alienato per poco più di 400 mila euro, e cioè il 4% del valore”, non esclude comunque azioni legali in merito. “Il provvedimento ministeriale è stato appena emesso – commenta – e c’è tutto il tempo per una valutazione serena sul da farsi”.