La Professoressa di lingue lettoni e ricercatrice storica Loreta Leja, fondatrice dell’Associazione culturale “Delfi”, che lega il territorio umbro a quello del Paesi Baltici, in special modo la Lettonia, ha ulteriormente approfondito le proprie ricerche avendo soggiornato, alcuni anni fa e per diversi mesi nel ternano, ribadendo la celticità e la paganità della città dell’acciaio.

Sono molte le assonanze che accomunano le due realtà; la festa del sole (il 24 giugno) e dell’iniziazione, con l’innalzamento di grandi fuochi (saltando negli stessi), a Terni chiamati “focaracci”; poi il giorno di S. Giovanni dove ci si lavava con erbe profumate e aromatiche. Così in Lettonia. Una regione della repubblica baltica si chiama Samgallia, terra dei Galli Senoni che scesero in Italia e fondarono la ridente città marina di Senigallia. Sant’Erasmo, alle porte di Terni, viene considerata, poi, la zona pagana più esoterica.

Inoltre Umbria e Lettonia si assomigliano per una folta densità boschiva dei propri territori. Nella piccola città di Sigulta vige una leggenda simile a quella di San Valentino, Patrono di Terni. Ma ci sono affinità anche di carattere gastronomico, con la porchetta che – ad esempio – è davvero amata anche dai lettoni, oltrechè dai ternani. Ed anche il simbolismo del drago unisce questi due territori.

La Professoressa Loreta Leja ha dato alle stampe un volume dal titolo “Riga-Terni, crocevia di ricordi, immagini sublimi e testimonianze di una Valnerina magica e pagana”.

Nella foto la Professoressa Leja durante una conferenza su Terni celtica, svolta nella Reggia di Rundàle.