Celebrare la presenza nell’Umbria meridionale di artisti di spicco che, a servizio di importanti committenti dell’epoca, hanno lavorato nel solco tracciato dai grandi autori, partecipare alla ricorrenza del centenario del museo per “eccellenza” della regione: è con questo duplice obiettivo che la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni ha allestito nella propria sede di palazzo Montani Leoni – con la collaborazione della Galleria Nazionale dell’Umbria – la mostra dal titolo Presenze artistiche in Umbria. I grandi Maestri attivi tra il ʼ300 e il ʼ500 e la Galleria di Carta.

Un itinerario espositivo – visitabile dal 7 dicembre 2018 al 24 febbraio 2019, ogni venerdì, sabato e domenica – che si sviluppa in una doppia sezione: una curata in house dalla Fondazione da Anna Ciccarelli e Ulrico Dragoni, vede l’esposizione di 15 opere di artisti attivi sul territorio umbro tra gli inizi del XIV secolo e la fine del XVI, tra cui anche due capolavori del Perugino e del Pinturicchio, conservati nelle collezioni d’arte delle Fondazioni bancarie, nelle parrocchiali e nelle cattedrali della provincia, nei musei di Terni, Perugia e Milano; l’altra, curata dal direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, Marco Pierini, vede l’esposizione di opere su carta di grandi maestri italiani ed europei.

Due mostre in contemporanea, che intendono celebrare l’arte in Umbria, al fine di riportare l’attenzione del pubblico su di essa e, in particolare, sulla parte meridionale, indebolita dagli eventi sismici e dalla crisi economica degli ultimi anni.

Il primo itinerario, in un percorso a ritroso verso il passato, è dedicato alle opere in carta conservate nei depositi della Galleria Nazionale dell’Umbria: un nutrito gruppo di disegni, pastelli, acquerelli, stampe e bozzetti di varie epoche licenziate tra il XVI e il XIX secolo da artisti di rilievo, come Jean Baptiste Wicar, Federico Barocci, Mattia Preti e il Perugino. Si tratta di opere normalmente sottratte alla fruizione pubblica per ragioni conservative o per motivi di spazio, che in questa rassegna potranno essere finalmente ammirate e studiate dai critici d’arte.

Tra queste la più illustre è il Pastore in adorazione del Perugino, proposta per la prima volta in assoluto all’attenzione del pubblico grazie al restauro finanziato dalla Fondazione Carit, disegno preparatorio di un affresco dello stesso artista che proviene dal complesso di Monteripido a Perugia ed esposto presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Il secondo allestimento, in ordine di esposizione, si apre con l’opera più antica in mostra, un capolavoro dell’arte del Trecento: il prezioso dossale del Maestro di Cesi del 1308, la Madonna in trono col Bambino tra angeli e santi proveniente dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Cesi. Una tavola unica per l’ambito locale, testimonianza della precoce diffusione nel territorio umbro dei nuovi canoni romani e toscani, irradiati dal cantiere di Assisi. Una pala degna di nota non solo per la sua straordinaria bellezza, ma anche perché trafugata nel XX secolo e recuperata nel gennaio 1965 da Rodolfo Siviero, ministro plenipotenziario, noto come “007 dell’arte”, incaricato nel 1946 dall’allora presidente del Consiglio dei ministri, Alcide De Gasperi, di recuperare le opere sottratte all’Italia dai nazisti. Restituita al parroco di Cesi nel 1968, dopo una prima manutenzione straordinaria che ne aveva compromesso la leggibilità, l’opera è tornata al suo antico splendore nel 2013, grazie al restauro condotto dalla Fondazione Carit sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza.

Non l’unico intervento di restauro, questo, realizzato dalla Fondazione precedentemente alla mostra: è il caso dello Sposalizio mistico di Santa Caterina di Alessandria e i santi Bartolomeo, Francesco e Lucia di Benozzo Gozzoli, allievo preferito di Beato Angelico, tavoletta oggi conservata al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “A. De Felice” di Terni e oggetto di un intervento di manutenzione nel 2001, ma anche dell’Assunzione della Vergine di Niccolò di Liberatore detto l’Alunno, proveniente dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Alviano, restaurata nel 2011, e ancora del Sant’Antonio abate di Piermatteo d’Amelia, recuperato nel 2009. Oggetto di restauro e di ulteriori indagini stilistiche da parte degli studiosi, inoltre, l’opera – anche questa esposta – raffigurante la Vergine Assunta e angeli, assegnata con certezza al Maestro del Trittico di Chia, proveniente dalla chiesa di San Simeone di Porchiano del Monte, ad Amelia, territorio di grande vivacità artistica nella seconda metà del XV secolo e il disegno raffigurante un Pastore attribuito al Perugino della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Tra gli altri autori presenti nell’esposizione, il Maestro della Dormitio di Terni, personalità di rilievo in Umbria, di cui sono esposte tre opere (tra queste il San Pietro del Museo diocesano Carlo Maria Martini di Milano, per la prima volta in mostra a Terni), il Maestro di Narni del 1409, Lorenzo di Pietro detto “Il Vecchietta”, Bartolomeo Caporali.

Grazie alle concessioni in prestito della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, è esposta anche una bella tavola di Pietro Vannucci detto il Perugino, tra i maggiori protagonisti dell’arte rinascimentale italiana – si tratta della Madonna col Bambino e due cherubini – e un’altra Madonna col Bambino di Bernardino di Betto, noto come il Pinturicchio, grande maestro della scuola umbra.

Chiudono la questa sezione della mostra due opere più tarde provenienti dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “A. De Felice”: un affresco staccato attribuito a un ignoto artista dell’Umbria meridionale della fine del XV secolo, con affinità con Piermatteo d’Amelia, e una grande tela datata 1590 e firmata da Bernardino Coldarchi.

«L’impegno profuso dalla Fondazione in questa duplice iniziativa – commentano il presidente e il vice presidente dell’ente, Luigi Carlini e Ulderico Dragoni – è stato veramente ampio e significativo, in quanto non si è concentrato soltanto nella mera organizzazione di una rassegna artistica, ma ha allargato l’orizzonte sullo studio e sulla valorizzazione di opere non conosciute perché confinate in magazzini o in chiese di campagna. Sono stati pubblicati per tale occasione due cataloghi, riuniti in un unico cofanetto, a cui hanno collaborato storici dell’arte di grande professionalità e capacità, che rappresentano un momento di studio e approfondimento, assicurando l’alto valore scientifico dell’iniziativa, tesa a valorizzare il ricco patrimonio artistico umbro».