Si sono concluse le operazioni che hanno consentito il recupero dell’ultimo sarcofago presente nella camera funeraria della tomba etrusca recentemente ritrovata a Città della Pieve. L’intervento, di particolare delicatezza date le dimensione del manufatto di oltre trenta quintali, è stato possibile grazie al contributo di attrezzature e uomini del corpo dei Vigili del fuoco, sotto l’assiduo controllo di Francesco Giordano funzionario della Soprintendenza.
Nei giorni precedenti, dopo lo scavo del
dromos e la rimozione della porta a doppia anta, sono stati messi in sicurezza gli altri materiali rinvenuti. In particolare una terza urna, della stessa tipologia delle altre, che reca un coperchio con defunto recumbente. La testa, realizzata con l’intenzione di rendere una precisa connotazione dei tratti anatomici, presenta tracce di colore e pupille disegnate. Il terreno ha inoltre restituito una serie di vasetti miniaturistici in ceramica acroma, oltre ad un’olla e un’anfora dal corpo ovoidale. Tra i reperti metallici sono presenti frammenti di uno strigile e un’olletta in bronzo. Ai piedi del sarcofago con iscrizione è stata rilevata la presenza di una testa, con evidente frattura alla base del collo, che ritrae un personaggio maschile, calvo, di cui al momento non è chiaro il contesto di appartenenza. Tutto il materiale è stato trasportato al Museo Civico di Santa Maria dei Servi, grazie all’ospitalità del Comune di Città della Pieve, che si è in ogni modo prodigato per tutto il periodo dello scavo, garantendo l’appoggio massimo. Nei prossimi giorni sono previsti interventi di consolidamento e restauro dei reperti recuperati, tali da consentire la salvaguardia ed una più accurata lettura del complesso di età ellenistica.
Fondamentali per la riuscita dell’impresa, oltre ai soggetti già citati, sono stati i volontari della Protezione Civile, il Corpo forestale dello Stato, la Polizia provinciale, la Polizia municipale e i Carabinieri del nucleo operativo di Città della Pieve. Le operazioni di scavo, sotto la direzione di Clarita Natalini della Soprintendenza, si sono avvalse delle archeologhe Silvia De Fabrizio, Francesca Bianco, Benedetta Droghieri e Andrea Pagnotta.