“Non accetteremo di assistere a un indebolimento e a una silente privatizzazione dei servizi pubblici all’infanzia, da sempre fiore all’occhiello per questa città. Siamo pronti a proseguire il confronto con l’amministrazione, ma se non ci saranno passi avanti scatterà la mobilitazione”. All’indomani del tavolo di raffreddamento in prefettura sulla vertenza dei servizi educativi comunali, la Fp Cgil di Terni fa il punto, in una conferenza stampa, sulla vertenza dei servizi educativi comunali, e lo fa insieme alle rappresentanti delle educatrici. “I tanti incontri avuti con l’amministrazione non hanno finora portato ad alcun avanzamento – hanno osservato Giorgio Lucci e Desirè Marchetti, della Fp Cgil di Terni – qui non c’è solo la grande ingiustizia di un taglio delle indennità contrattuali che porta a una perdita media di 130 euro mensili per le educatrici dei nidi comunali, tanto più a fronte dello sforzo straordinario messo in campo per tutelare la salute e la sicurezza dei bambini e delle loro famiglie dentro la pandemia. Ma c’è soprattutto un atteggiamento complessivo che tradisce chiaramente la volontà politica di non investire, anzi di depotenziare il servizio pubblico, mentre si mettono soldi per favorire quello privato”.

“L’impressione che abbiamo come lavoratrici di questo servizio, da sempre in cima alle classifiche di qualità nazionali – hanno rimarcato Cinzia Colagrande e Elisabetta Dell’Università, due educatrici del Comune di Terni – è che non ci sia la volontà politica di continuare a far funzionare bene la macchina. Mettere in discussione la compresenza, ad esempio, è una scelta che penalizza enormemente la qualità della dell’offerta didattica e pedagogica per le bambine e i bambini. Ma la scuola dell’infanzia non può essere ridotta ad un parcheggio”.

Secondo la Fp Cgil ormai da tempo si registra da parte dell’amministrazione una “evidente mancanza di attenzione” riguardo l’organizzazione del servizio, le dotazioni organiche, il rispetto degli istituti contrattuali, come appunto l’indennità di turnazione. “E non ci si venga a dire che si fa questa scelta per motivi di bilancio – hanno rimarcato Lucci e Marchetti – perché le indennità sono finanziate con un fondo ad hoc per il salario accessorio che non incide sul bilancio comunale. Dunque – hanno concluso – niente scuse: l’amministrazione dica chiaramente alle famiglie ternane se la sua scelta politica è quella di indebolire il servizio pubblico a favore di quello privato. Da parte nostra, come Cgil, saremo in campo, al fianco delle lavoratrici, per difendere i loro diritti, il loro lavoro e soprattutto la qualità del servizio offerto alle famiglie ternane. Se necessario siamo pronti alla mobilitazione”.