Confermato dalla Cassazione, come già stabilito in primo e secondo grado dai giudici di merito, l’annullamento della sanzione di dieci giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio inflitte dal preside di un istituto professionale di Terni al prof Franco Coppoli, il docente ‘laico’ che da anni sta combattendo una battaglia per poter togliere il crocifisso dal muro durante l’orario della sua lezione. E’ ancora in attesa di decisione invece – alla ricerca di una mediazione tra le diverse sensibilità in campo – il verdetto delle Sezioni Unite civili della Suprema Corte sulla sospensione di un mese dal servizio inflitta allo stesso ‘prof’ dal preside per aver disatteso le indicazioni dell’assemblea di classe degli studenti che a maggioranza volevano che il simbolo religioso restasse sempre affisso.

In particolare, il verdetto 20059 depositato oggi dalla sezione Lavoro, presidente Adriana Doronzo, che non si spiega i motivi alla base di questo ulteriore procedimento, ha respinto il ricorso proposto dal Miur contro il prof Franco Coppoli e contro la sentenza emessa nel 2018 dalla Corte di Appello di Perugia che aveva confermato la decisione di primo grado sull’annullamento della sanzione applicata al docente in quanto emanata da “organo incompetente”.

In proposito, gli ‘ermellini’ ricordano che “in tema di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego privatizzato” con riferimento alle “infrazioni di minore gravità”, quelle per le quali è prevista “l’irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni”, sussiste la “competenza dell Ufficio per i procedimenti disciplinari e non quella del dirigente scolastico”.

Così il Miur è stato anche condannato a pagare oltre 3mila euro di spese legali, e a vedersi respinto il ricorso per la terza volta.

Sulla vicenda interviene anche il Cobas di Terni con una propria nota.

“La scuola è democratica: nessun potere disciplinare di sospensione ai dirigenti-manager che non possono sospendere i docenti: è questo il principio confermato dalla Cassazione con la sentenza che oggi ha respinto il ricorso del MIUR condannato anche alle spese legali. Ora è definitivo: i dirigenti non hanno alcun titolo a sospendere i docenti, perché la loro competenza si esaurisce nella possibilità di irrogare sanzioni che non vadano oltre l’avvertimento scritto e la censura”.

Lo sottolinea un comunicato del sindacato della scuola Cobas di Terni. “Questa sentenza – aggiunge il Cobas – toglie l’arma ricattatoria dell’uso intimidatorio dei procedimenti disciplinari da parte di quei tanti dirigenti scolastici che in questi anni hanno cercato di intimidire i docenti che rappresentano e praticano una scuola come comunità educante, orizzontale e democratica, figlia della Costituzione antifascista, che ha al centro la formazione critica e libera dei cittadini, e contrastano il modello scolastico neoliberista basato sulle vuote competenze, sui quiz INVALSI e sulla obbedienza dei docenti al preside-padrone”.

“E’ un modello di scuola che tanti docenti e i COBAS avversano, che ha al centro le controriforme bipartisan degli ultimi 20 anni, da quella Luigi Berlinguer alla nefasta Buona scuola di Renzi, per terminare con la scuola tecnocratica e vuota del ministro Bianchi che cerca di utilizzare la crisi sanitaria per rendere strutturale l’emergenziale quanto dannosa didattica a distanza/ibrida, investendo sulle piattaforme e la didattica digitali invece di valorizzare la relazione educativa, dare un taglio alle classi pollaio e investire su assunzioni di docenti e ATA e sulla ristrutturazione e la messa in sicurezza dei locali scolastici”, conclude la nota del Cobas.