Il Polo di mantenimento delle armi leggere di Terni rischia la “chiusura entro pochi mesi”, se non si procederà ad almeno 300 assunzioni: a lanciare l’allarme sono stati i rappresentanti di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, insieme ai segretari provinciali delle organizzazioni sindacali confederali, nel corso di un incontro con la terza commissione permanente del consiglio comunale. I sindacati hanno chiesto “un

intervento formale, concreto e incisivo” per sollecitare il Governo, il ministro della Difesa, i presidenti delle commissioni parlamentari Difesa e i capogruppo di Camera e Senato, a salvare 400 posti di lavoro e la storica ex Fabbrica d’Armi.

In base a quanto spiegato in una nota, la pianta organica dell’ente prevede infatti 384 dipendenti civili, tra tecnici e amministrativi, (oltre ad un contingente di personale militare di circa 80 persone), ma è attualmente scesa a circa 230 unità per via del blocco del turnover. Inoltre “si ridurrà rapidamente”, a causa della concentrazione dei pensionamenti, anche con quota 100, fino ad arrivare a 155 unità alla fine del 2022 e a sole 70 alla fine del 2023. “Tutto questo – hanno sottolineato Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – comporterà, già dai

prossimi mesi, un drastico deterioramento delle capacità produttive e funzionali del Pmal, che, unico nel suo genere per compiti e mission istituzionale, rappresenta un insostituibile asset pubblico e strategico per la difesa della nazione”. E’ stato quindi auspicato un rilancio attraverso “un corposo e straordinario piano di reclutamento per almeno 300 nuove assunzioni tra tecnici e amministrativi civili”.

Le sigle di categoria hanno infine annunciato una analoga richiesta di audizione anche alla presidente della Regione Umbria.