Sono in totale, a livello nazionale, 501.574 i beni recuperati nell’anno 2020 dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, Reparto specializzato dell’Arma con sede a Roma (Piazza Sant’Ignazio) posto alle dirette dipendenze del Ministero della cultura e che conta un organico di circa trecento “Detective dell’Arte”, distribuiti fra sedici Nuclei TPC più una Sezione (che coprono l’area territoriale delle venti Regioni amministrative), il Reparto Operativo ubicato a Trastevere con le sue tre sezioni Archeologia, Antiquariato, Falsi e arte contemporanea, nonché vari Uffici, fra i quali la Sezione Elaborazione Dati che gestisce la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il database più antico ed esteso al mondo (oltre 1.300.000 files di opere da ricercare).

In Umbria, ove dal 2016 opera il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Perugia con sede in C.so G. Garibaldi 185, sul fronte delle aggressioni criminali al patrimonio culturale le variazioni registrate risultano sostanzialmente in linea con quelle nazionali; ad esempio, a fronte di 26 furti commessi nel 2019, nel trascorso anno ne sono stati consumati 9 (-17,6%). Tale consistente decremento è stato sicuramente favorito dalle limitazioni alla circolazione delle persone a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, che ha determinato numerosi e prolungati lockdown, limitando notevolmente il movimento indiscriminato agli abituali delinquenti di settore attraverso i controlli preventivi messi in atto dalle forze dell’ordine. Nonostante il calo dei reati, non è comunque venuta meno l’azione preventiva nella considerazione che l’Umbria rimane pur sempre un territorio “appetibile” sia per la sua posizione geografica, che la vede collocata al centro di una più vasta area particolarmente ricca di beni culturali, conservati nelle numerose realtà religiose (Chiese, Conventi, piccoli ma non meno importanti Santuari, Edicole votive), oppure ancora celati in luoghi archeologicamente inesplorati, “obiettivi” importanti sotto il profilo storico-culturale, sovente ubicati in zone rurali, montane o comunque poco frequentate e molto difficili da sorvegliare, dove trovano dimora manufatti pregiati, non sempre conosciuti e per questo ricercati dai collezionisti e di facile sottrazione da parte di malintenzionati.

I dati relativi alle attività di contrasto condotte da parte dei Carabinieri del Nucleo TPC perugino contemplano il recuperare svariati beni antiquariali, archivistici, librari e archeologici, il cui valore complessivo ammonta a 3.632.000 euro. Inoltre, sempre nel contesto di sviluppi investigativi conseguenti ai controlli amministrativi di esercizi commerciali di settore, compreso il monitoraggio delle sempre più numerose e sfruttate vendite online, operate attraverso siti di Case d’Asta o sfruttando le più comuni piattaforme di compravendita telematica, sono state captate e sequestrate opere contraffatte falsamente attribuite a noti artisti contemporanei quali: Burri, De Chirico, De Pisis, Guttuso, Casorati, Boccioni, De Nittis, Guidi, Severini, Fantuzzi, Maccari, Parigini. Per quanto concerne il particolare illecito commercio di tali beni, frutto spesso di abili contraffazioni, secondo le attuali quotazioni di mercato riferite alle opere autentiche avrebbe potuto fruttare indebiti guadagni la cui stima è stata valutata, approssimativamente in circa 940.000 euro.

Nel 2020 risultano:

• denunciate all’Autorità Giudiziaria 22 persone;

• controllati:

• 1168 beni nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti;

• 146 esercizi antiquariali e commerciali;

• 51 mercati e fiere del settore;

• recuperati:

• 418 beni antiquariali, archivistici e librari;

• 548 reperti archeologici integri;

• sequestrate 94 opere d’arte contemporanea contraffatte.

Il Nucleo TPC di Perugia inoltre, operando in stretta collaborazione con le altre componenti dell’Arma (Territoriale, Carabinieri Forestali, 16° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Rieti, Elinucleo di Roma Urbe Forestali) ed avvalendosi, per la specificità della materia, del supporto tecnico-scientifico dei funzionari del Ministero della cultura in servizio presso le Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio e Archivistica e Bibliografica, ha espletato le proprie attribuzioni in tema di salvaguardia del patrimonio culturale, anche attraverso il monitoraggio dei siti archeologici, delle aree di interesse paesaggistico nonché dei vari siti UNESCO ubicati nel territorio umbro (la città di Assisi; la chiesa di San Damiano; l’eremo delle carceri; il Santuario di Rivotorto e paesaggio storico; la basilica di Santa Maria degli Angeli e il Palazzo del Capitano; la Basilica di San Salvatore in Spoleto e il Tempietto del Clitunno a Campello) al fine di preservarne l’integrità e garantirne la lecita fruizione. Nell’individuazione dei siti e delle aree d’interesse culturale oggetto delle verifiche, il personale del Nucleo si è avvalso dell’importante supporto tecnico delle Banche Dati del Ministero quali “Vincoli in rete” e “Sitap”, e dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, “Carta del Rischio”, in base alle quali è stato possibile individuare e controllare, nel corso di “servizi dedicati”:

• 103 siti tutelati da vincoli paesaggistici e monumentali;

• 96 aree archeologiche.

Nell’ambito del più ampio contesto dei contributi che l’Arma dei Carabinieri fornisce per la “Formazione della cultura della legalità”, il Nucleo TPC di Perugia, nel 2020, è stato coinvolto in varie iniziative divulgative, partecipando incontri in videoconferenza in favore di istituti scolastici, università ed associazioni culturali, nel corso delle quali sono state illustrate le competenze, le attribuzioni e le attività ad oggi condotte dal Comando Carabinieri TPC, sia in ambito nazionale che internazionale.

Nel novero dei compiti assegnati al Comando TPC figurano anche gli interventi preventivi finalizzati a sensibilizzare gli operatori dei settori museale e bibliotecario (pubblici o privati), volti a migliorare la sicurezza dei luoghi espostivi ove trovano custodia numerosi fra i più importanti beni culturali che costituiscono il “Patrimonio Nazionale”. A tale proposito, nonostante le prolungate chiusure dei luoghi della cultura dovute all’entrata in vigore e al rispetto dei provvedimenti governativi per l’emergenza sanitaria anti covid-19 ancora in atto, il Nucleo ha continuato ad operare effettuato 10 verifiche sulla sicurezza di musei, delle biblioteche e degli archivi, riscontrando la generale buona condizione delle misure anticrimine, fornendo nel contempo indicazioni e suggerimenti volti ad implementarne l’efficienza; in particolare divulgando e facendo riferimento alla pubblicazione “La sicurezza anticrimine nei musei” edita in collaborazione tra il Mic, l’ICOM e il Comando Carabinieri TPC, quale utile ausilio per gli operatori del settore.

 Operazioni di servizio di rilievo:

Nel gennaio 2020 in Città di Castello (PG), presso la Fondazione Palazzo Albizzini – Collezione Burri, in due distinte occasioni ed a conclusione di attività investigativa finalizzata a contrastare l’illecito commercio di opere d’arte contraffatte, venivano sequestrate grazie alla segnalazione della stessa Fondazione, tre opere grafiche falsamente attribuite all’artista tifernate Alberto Burri che se autentiche e, quindi come tali commercializzate, avrebbero avuto un valore complessivo stimato in 250.000,00 euro. Nella circostanza sono state denunciate due persone per ricettazione.

Nel febbraio 2020 a Foligno (PG), presso un esercizio commerciale del settore antiquario, nel corso di un mirato controllo finalizzato a contrastare l’illecito commercio di beni culturali provento reato, personale del Nucleo con il supporto dell’Arma territoriale, operavano il sequestro di un bassorilievo marmoreo (cippo votivo) scolpito su entrambe le facciate, di epoca romana databile al II secolo d.C., riscontrato rubato nel 1973 in danno di una chiesa nel comune Castel Sant’ Elia (VT) e censito fotograficamente all’interno della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti. Il manufatto è stato definito dai funzionari archeologi che lo hanno visionato “di straordinaria rilevanza storico-artistica” attribuendogli un valore di svariate centinaia di migliaia di euro. All’esito dell’attività d’indagine è stata denunciata una persona in stato di libertà per la ricettazione del bene culturale.

Nel maggio 2020 a Camaiore (LU), a conclusione di una indagine finalizzata a contrastare l’illecito commercio di opere d’arte contraffatte, personale del Nucleo di Perugia, in collaborazione con i militari del Nucleo toscano e l’ausilio dei Carabinieri dell’Arma territoriale, procedeva al sequestro di 60 opere, tutte riportanti false indicazioni inerenti l’autenticità e la firma degli autori, il cui valore, nel caso fossero stati venduti come autentici, è stato stimato complessivamente in 200.000,00 euro. L’attività ha portato a denunciare una persona per il reato di ricettazione.

Nel giugno 2020 nelle località liguri di Rapallo, Camogli e Genova, militari del Nucleo di Perugia unitamente ai colleghi del TPC genovese, a conclusione di una articolata attività d’indagine avviata attraverso il monitoraggio dei canali di vendita telematici, operavano il sequestro di 159 reperti archeologici, fra i quali ceramiche etrusche, oggettistica varie e statuaria in bronzo e pietra di epoca pre-romana e pre-colombiana, provenienti da aree archeologiche del centro Italia e del Sudamerica. Nel corso delle perquisizioni operate presso un esercizio commerciale di settore ed altre private pertinenze sempre riconducibili al titolare dell’attività, venivano ulteriormente individuati e sequestrati altri 21 reperti archeologici (ceramiche apule, etrusche, statue in terracotta policroma e anfore vinarie), costituenti una privata collezione. Il valore complessivamente attribuito ai manufatti illecitamente detenuti è stato quantificato in 150.000 euro. L’indagine ha portato alla denuncia di due persone per ricettazione in concorso.

Nell’ottobre 2020, in seguito al furto della reliquia di San Giovanni Paolo II, avvenuto il 23 settembre precedente all’interno del Duomo di Spoleto dove il reliquiario si trovava custodito, personale del Nucleo di Perugia, unitamente ai Carabinieri della Compagnia di Spoleto, a conclusione dell’indagine avviata immediatamente dopo il furto, ne individuava l’autore residente nella cittadina toscana di Figline Valdarno denunciandolo per furto. Nel corso della perquisizione effettuata presso l’abitazione del reo non è purtroppo stato ritrovato il reliquario ma solo gli indumenti indossati dall’uomo e lo zaino all’interno del quale era stato nascosto il reliquario dopo la sua sottrazione.

Nel novembre 2020, a Perugia, presso una privata dimora venivano individuati e sequestrati 269 reperti archeologici, tutti di epoca pre-colombiana, risultati illecitamente detenuti. Gli accertamenti svolti in collaborazione con i funzionari della locale Soprintendenza hanno permesso di appurare che la collezione non era mai stata denunciata come invece prevede la normativa in caso di beni culturali archeologici posseduti da parte di privati. Il rinvenimento, avvenuto dopo il decesso dell’anziano detentore, è stato segnalato dagli stessi eredi ignari della provenienza illecita del materiale che si trova ora allo studio degli esperti per individuarne i luoghi di origine.