Lettera di Luca Bizzoni – “Non è niente di speciale, è solo la tuta di un operaio in pensione. È una tuta da lavoro, non è un uniforme, una divisa o un camice, è un abito che non farà mai prendere un applauso a chi lo indossa, per quello che fa, perché viene dato per scontato, perché viene considerato parte della catena di produzione… Scrivo questo, perché io porto una divisa, rispetto al proprietario di questa tuta, e quella divisa mi ha fatto spesso prendere lodi, dalla gente. Dimenticavo… il pensionato è mio papà, ed oggi fissando quella tuta appesa in cantina, ho pensato:
- Ma quelli come papà, che per 40anni si sono fatti i turni in fabbrica, li ha mai applauditi nessuno?
Credo di no, la loro produzione viene data per scontata, il loro sacrificio pure, per la società attuale, è operaio chi non riesce a fare di meglio, quindi privo di considerazione.
Eppure se guardate bene, quello stemmino, con scritto “Moplefan”, potete andare a ritroso, quando l’Italia contava, quando l’Italia produceva, e non si tramutava in territorio di guerra, ad ogni minima difficoltà. Quando c’erano gli operai, c’era benessere e lavoro, ora ci sono i soldati, e c’è malessere e disoccupazione… La Moplefan, è divenuta Treofan, ed ha fatto in tempo a pensionare papà, prima di essere vigliaccamente chiusa in questo periodo di buio. Penso alle gite aziendali, penso alle visite delle famiglie il Primo Maggio, penso a quando vedevo quel fanatico di Gardini col “Moro di Venezia”, a gonfie vele, come la chimica italiana.
Penso a quella Terni, che non solo acciaio, ma anche chimica d’eccellenza. Penso che sarei potuto finire anche io li, e Dio ha voluto diversamente, penso a papà, che vede 40 anni della sua vita tramontare in questo Medioevo moderno senza sogni e senza speranze.
Penso a quando era piccolo, e chiedevo a papà cosa facesse, lui mi rispondeva il ” Film”, ed io pensavo che fosse attore, poi prendeva gli incarti delle mie merendine, e mi diceva che quello era il film… penso ai figli degli operai dell’acciaieria, che quando andavo alla scuola industriale, si sentivano più rossoverdi di me… penso che ora andrò ad applaudire papà, che si sta facendo la meritata “pennica davanti alla tv”, senza farsi fotografare.”