Personale della Squadra Volante di Perugia durante servizio di controllo del territorio, veniva inviato nel capoluogo, a causa della richiesta di aiuto di una intera famiglia “vittima” della badante regolarmente assunta per prendersi cura di una coppia di anziani, genitori dei richiedenti.  Arrivati sul posto gli Agenti della Volante venivano accolti all’interno dell’appartamento dei due anziani dai loro figli e da un nipote il quale, risultava impegnato ad assistere la propria nonna, una donna del ’33.

All’interno di una stanza matrimoniale gli agenti potevano appurare anche la presenza del coniuge della signora, un uomo anch’egli del ’33, che dormiva. L’intero appartamento risultava agli agenti in buonissimo stato di ordine eccezion fatta per quello che riguardava una stanza con un letto singolo ad uso alloggio della badante dei due anziani signori, una cittadina romena di 44 anni.

 La stanza in questione era in pessime condizioni igieniche, con cumuli di immondizia accatastati in varie parti, con vestiti, puliti e da lavare, ed altri effetti personali, frammisti e sparsi per il locale in questione. 

La  badante era stesa sul letto in evidente stato confusionale a causa della considerevole assunzione di alcool, percepibile  del fortissimo odore profuso in tutta la stanza.

Alla richiesta degli agenti sul perché si fosse chiusa in camera e come mai in tarda mattinata fosse in quello stato anziché accudire i due anziani, come da contratto, per di più uno dei due malato terminale, la donna riferiva che quel giorno non aveva voglia di fare niente e dato che aveva bisogno di riposare preferiva restare nella sua stanza.

Veniva accertato che entrambi gli anziani assistiti necessitavano di costanti cure e attenzioni da spalmare nell’intero arco della giornata in quanto non in grado di provvedere autonomamente ai propri fabbisogni anche più elementari.

La badante al tempo della propria assunzione rappresentava comportamenti professionali e sensibili nei confronti dei due anziani assistiti, solo alcune settimane prima cominciava ad esprimere la propria non curanza assumendo atteggiamenti di disinteresse ed omissione delle cure dovute sempre più crescenti sino a lasciare allo sbando i poveri nonni. 

I figli dei due pazienti appurato ciò allertavano immediatamente le forze dell’ordine le quali venivano a conoscenza, inoltre che la donna, sin dalle prime ore della mattina, abitualmente, si portava nella cantina di pertinenza della famiglia dove prestava servizio per assumere una quantità esagerata di bevande alcooliche.

Una volta identificata la donna ed appurato che a proprio carico pendevano precedenti di polizia come abbandono di incapaci, abbandono di minori, minacce e violazione di domicilio, veniva deferita all’Autorità Giudiziaria per il reato di maltrattamenti in famiglia.