“Mi piacerebbe ricordare Emanuele Petri non come l’eroe, perché avrebbe fatto tutto tranne che l’eroe. Ho imparato a conoscerlo attraverso le persone che lo hanno amato e ho capito che era una persona normale, un generoso, uno che si prendeva cura delle persone più deboli non solo quando indossava la divisa, ma nella sua quotidianità”. Lo ha detto il capo della polizia, Franco Gabrielli, partecipando ad Orvieto alla cerimonia di intitolazione di una piazza, davanti al plesso scolastico di Ciconia, al sovrintendente ucciso il 2 marzo 2003 dalle Nuove Br mentre era in servizio su un treno a Castiglion Fiorentino.

L’iniziativa, promossa dal segretario nazionale del sindacato di polizia Coisp, Stefano Spagnoli, ha visto la partecipazione delle massime autorità cittadine e provinciali, dei familiari del poliziotto ucciso – in particolare la moglie Alma e il fratello Leopoldo – e degli studenti di alcuni istituti superiori cittadini.

“Se sono qui oggi è per un debito di riconoscenza, lo devo anche ad Emanuele Petri e ai suoi colleghi” ha spiegato Gabrielli.

Secondo il quale “non si è ancora compreso fino in fondo quanto è stato fondamentale e straordinario quel controllo di polizia svolto nell’assoluta ordinarietà di una domenica”.