Secondo i dati definitivi di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,5%. “Una buona notizia. Se la causa della deflazione è negativa, il crollo drammatico della spesa delle famiglie per via dell’emergenza Covid, gli effetti sono positivi, dato che la riduzione dei prezzi aiuta le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, contenendo la caduta del potere d’acquisto dovuta dalla riduzione del reddito disponibile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Per quanto riguarda le città e le regioni, però, non tutte, purtroppo, sono in deflazione: 4 regioni e 4 capoluoghi di regione registrano rialzi dei prezzi che, per quanto contenuti, risultano gravi vista l’emergenza che sta attraversando il Paese. Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (Tabella n.1), Trento, che, scalzando il primato storico di Bolzano, con un’inflazione pari a +0,7%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 163 euro. Al secondo posto Bolzano, dove il rialzo dei prezzi dello 0,5% determina un aggravio annuo di spesa pari a 159 euro, terza Perugia, dove il +0,5% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 119 euro. Chiude la classifica delle città non in deflazione, Napoli, +0,3% e 66 euro.

In testa alla classifica delle regioni più costose (Tabella n. 2), con un’inflazione a +0,6%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 163 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,3% implica un incremento del costo della vita pari a 70 euro, terza la Campania (+0,1%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 20 euro, chiude al quarto posto la Calabria: +0,1% pari a 19 euro.