Ha preso il nome dal linguaggio codificato utilizzato tra i presunti spacciatori e gli acquirenti, come ‘ birra’ per indicare la cocaina e ‘cioccolata’ per l’hascisc, l’operazione ‘Mastro birraio’ che, condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Terni, ha portato all’emissione di nove ordinanze di custodia cautelare, di cui sei in carcere e tre ai domiciliari. Concorso in detenzione e spaccio illecito di sostanze stupefacenti i reati contestati. Dodici in totale le persone indagate, cinque italiani e sette nordafricani, due dei quali già arrestati in flagranza.

Nel corso dell’indagine, avviata a settembre 2019, sono stati sequestrati complessivamente 2,4 chili di hascisc, oltre a modiche quantità di cocaina ed eroina.

Il gruppo – capeggiato da un marocchino di 29 anni e da un tunisino di 33 – aveva la base operativa in città, ma aveva contatti con fornitori a Pistoia, a Celano e Avezzano (L’Aquila), oltre che nella Capitale.

A distribuire materialmente lo stupefacente – secondo quanto accertato dall’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Matthias Viggiano – diversi spacciatori al dettaglio, anche italiani, attivi nei principali parchi cittadini, come in strada Santa Maria Maddalena, parco Rosselli, parco di viale Trento, via Pastrengo e nelle aree verdi lungo il fiume Nera di via del Cassero e di ponte Allende.

“Sono oltre 250 gli episodi di spaccio contestati per quasi 30 capi d’ imputazione” ha spiegato stamani nel corso di una conferenza stampa il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori. Il magistrato ha sottolineato che l’attività di spaccio “fruttava giornalmente circa 2 mila euro”.

Identificati decine di assuntori, la maggior parte di età medio-giovane. “Più di così lo Stato, tra forze dell’ordine e magistratura, non può fare” ha commentato ancora Liguori in merito alle continue indagini sul flusso di spaccio a Terni.

“Abbiamo ritmi di città come Reggio Calabria e Palermo – ha aggiunto – non mi aspettavo di avere qui una frequenza cautelare simile. Neanche il capoluogo di regione ha questi numeri”. Liguori ha quindi lanciato “un sos alle forze sane di questo territorio”. “Noi siamo pronti a metterci intorno ad un tavolo e confrontarci – ha concluso – ognuno con le proprie competenze”