Le vittime di reati violenti vanno risarcite equamente e adeguatamente dallo Stato, ma l’indennizzo forfettario non può essere appunto considerato “equo e adeguato”, qualora “sia fissato senza tenere conto della gravità delle conseguenze del reato per le vittime, e non rappresenti quindi un appropriato contributo al ristoro del danno materiale e morale subito”. E’ quanto stabilisce una sentenza depositata il 16 luglio scorso dalla Grande sezione della Corte di giustizia europea in merito alla domanda di pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione della direttiva 2004/80/CE relativa all’indennizzo delle vittime di reato violento, recepita dalla legge italiana 122/16.

La sentenza, secondo l’avvocato Massimo Proietti, legale della famiglia del ternano David Raggi e membro del direttivo nazionale Unavi (Unione nazionale vittime) è “destinata ad avere riflessi” anche sul caso del 27enne ucciso nel marzo 2015 a Terni da un marocchino ubriaco fuori da un locale.

I familiari del giovane si erano infatti visti riconoscere dal tribunale civile di Roma un indennizzo di soli 7 mila 200 euro ciascuno nell’ambito del fondo per le vittime di reati intenzionali e violenti, istituito dalla stessa legge 122/16.

La pronuncia della Corte di giustizia europea prende le mosse invece nell’ambito di una controversia tra la presidenza del consiglio dei ministri e una cittadina italiana vittima nel 2005 di una violenza sessuale commessa in territorio italiano, alla quale è stato riconosciuto un importo forfettario di 4 mila 800 euro. Cifra, questa, che secondo la Corte “potrebbe essere qualificata come ‘non adeguata’, se non addirittura collocata ‘nell’area dell’irrisorio’”.

Per l’Avv. Proietti ora la Corte d’appello di Roma, davanti alla quale è prevista un’udienza il prossimo ottobre, “dovrà tenere conto del pronunciamento per rideterminare gli indennizzi” per la famiglia Raggi, già comunque rivisti al rialzo dal decreto legge di attuazione della 122/16.