Le nostre organizzazioni sindacali – scrivono le Segreterie Locali di CGIL FP FNS CISL UIL P.A – manifestano solidarietà nei confronti di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che giovedì 11 giugno, presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, sono stati oggetto di notifiche degli avvisi di garanzia per fatti riconducibili alle rivolte poste in essere da parte della popolazione detenuta nello scorso aprile.

Oltre al danno la beffa. Quei colleghi in occasione dei tumulti hanno dovuto rinunciare ai loro diritti contrattuali ed ora si ritrovano indagati e sottoposti ad una ingiusta berlina mediatica.

L’amministrazione è responsabile della sicurezza e dell’incolumità del personale e dei detenuti. Per i disordini ci giunge notizia che non ci sia stata alcuna gestione delle rivolte da parte dei vertici Dipartimentali che hanno preferito lasciare soli i lavoratori.

La mattina dell’11 giugno la polizia giudiziaria (nell’occasione militari dell’Arma dei Carabinieri) operava un vero e proprio posto di blocco all’ingresso del carcere dando corso alle attività senza il rispetto delle doverose esigenze di riservatezza e anche alla presenza di familiari dei detenuti presenti in attesa dei colloqui.

Non è nostra intenzione entrare nel merito delle indagini di cui non conosciamo, ovviamente, i dettagli, ma con forza censuriamo la spettacolarizzazione delle attività che si è tradotta in una gogna mediatica nei confronti, non solo dei diretti interessati, ma di un intero Corpo di Polizia dello Stato.

Assicuriamo incondizionata fiducia nel lavoro della magistratura, ma auspichiamo che sia fatta al più presto piena luce, sicuri che la fedeltà e il prestigio del Corpo di polizia penitenziaria non deve essere messa in dubbio da un’operazione di polizia giudiziaria che doveva essere condotta con ben altre modalità.

In proposito segnaliamo che lo stesso Procuratore Generale di Napoli, per stabilire se le operazioni di notifica siano avvenute secondo modalità non rispettose della privacy e della dignità dei poliziotti penitenziari, ha richiesto dettagliate relazioni sia al Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere sia ai vertici regionali dei Carabinieri.

La Magistratura deve procedere e accertare i fatti. Ma, ancora una volta, dobbiamo evidenziare una condizione di abbandono sofferta dal personale di polizia penitenziaria. Ad alimentare le tensioni e l’esasperazione del Personale, già provato e stressato da una condizione lavorativa precaria, si aggiunge una modalità di intervento della polizia giudiziaria che poteva essere più discreta e meno appariscente ma ugualmente efficace.

Per i fatti qui esposti, esprimendo massima solidarietà ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere, comunichiamo che a decorrere da lunedì 15 giungo ci asterremo dalla consumazione del pasto presso la mensa obbligatoria di servizio.