“La donna deve essere libera di scegliere dove assumere il farmaco ru 486, domicilio o ospedale, ferma restando l’attenzione e la tutela della salute, prima durante e dopo la somministrazione”. È quanto affermano in una nota Valentina Porfidi, segretaria della Cgil di Terni, e Luciana Cordoni, del coordinamento donne dello Spi Cgil di Terni, in riferimento alla delibera della giunta regionale che è intervenuta sull’interruzione di gravidanza farmacologica.
“L’interruzione di gravidanza è già una scelta comunque traumatizzante e riteniamo che non si possa aggiungere trauma al trauma con l’obbligo ospedaliero – affermano le due rappresentanti sindacali – Spetta invece alle Istituzioni, in questo caso alla Regione dell’Umbria, garantire l’assistenza domiciliare attraverso il potenziamento dei servizi territoriali”.
La Cgil di Terni sottolinea come nel tempo il ruolo dei consultori si sia marginalizzato, sia per i servizi offerti, per carenza di strumentazioni adeguate, che per le professionalità occupate. “Occorre una politica di rilancio dei consultori, tornando ad essere un punto di riferimento dei servizi socio/sanitari nel Territorio per le donne e per la famiglia”, concludono Porfidi e Cordoni.

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