A riportare la notizia è il sito La Repubblica – Una saga che fa poco onore al sistema giudiziario tedesco è giunta all’ennesimo, incredibile capitolo. Da quattro anni le famiglie delle sette vittime del rogo della Thyssen di Torino aspettano che i due manager tedeschi ritenuti corresponsabili di uno dei più gravi incidenti mai avvenuti in una fabbrica italiana, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, vadano in carcere. Un’attesa vana: dalla sentenza della Cassazione del 2016, la giustizia tedesca non si è mai mossa per rendere esecutivo l’ordine di arresto. E adesso l’emittente tedesca WDR ha svelato che i due manager avrebbero persino chiesto la semilibertà. Nel 2016 la giustizia italiana aveva condannato Espenhahn e Priegnitz in via definitiva, rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 3 mesi di carcere per omicidio colposo. Il tribunale di Essen aveva ridotto le pene a cinque anni, il massimo previsto per questa fattispecie dalla legge tedesca. E da allora non si era mosso più niente. Anzi. I due manager, come rivelato da Repubblica, avevano ricominciato a lavorare al quartier generale della Thyssen, a Duisburg, addirittura nel settore dove avevano collezionato una delle più severe sentenze per incidenti sul lavoro della storia italiana, nell’acciaio. Proprio in virtù del discutibile contratto di lavoro che Thyssen ha continuato a garantire ai due condannati, sia Espenhahn sia Priegnitz possono sperare di ottenere un regime di semilibertà senza aver trascorso neanche un minuto in carcere. In vista dell’ordine di arresto, che secondo quanto dichiarato dalla portavoce del tribunale di Hamm potrebbe arrivare finalmente nelle prossime settimane, i due manager hanno chiesto alla Procura di Essen l’“offener Vollzug”, hanno chiesto di poter uscire di giorno e tornare in carcere solo per dormire. Ma a questo punto è legittimo chiedersi persino se l’ordine di arresto arriverà mai. Comprensibile la rabbia dell’unico operaio sopravvissuto all’incendio del 2007, Antonio Boccuzzi, “questa sentenza – ha detto al microfono di Cristina Giordano – si sta tramutando in una barzelletta”. E Rosi De Masi, che nel rogo ha perso il figlio Giuseppe, ha espresso l’augurio che “non concedano” la semilibertà ai due: “Io non sentirò più la voce di mio figlio, i suoi baci. Sono degli assassini, ma come fanno?”.