“Dobbiamo passare dall’io al noi. Il nostro appello è alle istituzioni, alle forze politiche, ai sindacati, alle associazioni di categoria perché sostengano, valorizzino, proteggano e promuovano, con le loro azioni, il valore del volontariato”.

Giancarlo Billi e Lorenzo Gianfelice, chiamati a guidare il neonato Cesvol Umbria, sono convinti che la riorganizzazione regionale del Centro Servizi per il volontariato sia un valore aggiunto che potrà dare nuova linfa alle tantissime organizzazioni presenti sul territorio.

“In Umbria 150mila persone operano nel volontariato, ogni settimana ben 30mila volontari si mettono in gioco per aiutare gli altri. Sono numeri che non possono essere sottovalutati da chi progetta le iniziative legate al sociale e al terzo settore”.

Il Cesvol Umbria, presente con 12 sportelli in tutte le zone sociali della regione, punta a valorizzare le proprie attività sui territori: “Su questo punto vogliamo tranquillizzare qualsiasi altro pensiero – ha detto Billi – l’impegno è di garantire a tutti lo stesso protagonismo e di mettere a punto una programmazione che riesca a permeare tutto il territorio”.

Anche Gianfelice ha sottolineato come il processo di costruzione del Cesvol Umbria abbia “favorito una struttura non centralistica, confermando le due sedi operative di Perugia e Terni e tutti gli sportelli. E’ necessario – aggiunge – che il Centro servizi divenga agente di sviluppo del volontariato e del territorio”.

Sul fronte delle risorse, diminuite progressivamente dal 2010 in poi, ci sono quelle reperite grazie all’extra fun. Con due progetti, uno su Terni e l’altro su Perugia, che vedono il Cesvol capofila e che, finanziati dall’impresa sociale Con I Bambini, permettono di intervenire per contrastare la povertà educativa dei minori.

Dai vertici del Cesvol Umbria, accanto ai servizi contenuti nel piano di attività per il 2020, un occhio particolare al piano per la non autosufficienza: “E’ una delle emergenze su cui intendiamo confrontarci con la nuova giunta regionale – ha detto Billi. Siamo convinti che siano necessari piani individuali personalizzati, che devono tenere conto delle necessità di ciascuno. La nostra proposta è di creare un tavolo di quartiere per intercettare i bisogni, con la previsione di operatori sociali di quartiere che siano in grado di mettere a punto interventi mirati che mettano al centro la persona”.