Non hanno usato troppi giri di parole per descrivere la situazione di grande difficoltà in atto nella casa circondariale ternana di Vocabolo Sabbione. Intanto difficoltà di organico sul versante della polizia penitenziaria, ma anche di carattere sociale e di sicurezza oltrechè per il personale in servizio anche per gli stessi detenuti.

Il punto della situazione è stato fatto questa mattina in una conferenza stampa dai sindacati della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil. “Piu’ volte è stato detto – negli ultimi anni le organizzazioni sindacali hanno denunciato il problema della carenza di organici presso la Casa Circondariale di Terni, una carenza che si aggrava sempre di più per l‘aumento della popolazione carceraria. Una situazione – è stato spiegato – che continua a generare grandi difficoltà per la sicurezza del personale, mancato rispetto delle norme sui riposi, raddoppio delle turnazioni, difficoltà per il personale ad usufruire di ferie e permessi, aumento della criminalità a Terni.

Con il Decreto Ministeriale del 20 Novembre 2017 l‘organico teorico di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Terni è di 241 unità, attualmente sono presenti solamente 205 unità, a fronte di 520 detenuti presenti. Già questo dato è di gran lunga esaustivo delle difficoltà in cui operano gli agenti, le continue e recenti aggressioni, sono uno dei risvolti più gravi causati dal sovraffollamento.

Purtroppo – hanno proseguito le OO.SS. – dobbiamo denunciare il fatto che le autorità competenti non solo non hanno ritenuto di provvedere alla soluzione del problema, ma da fonte certa ci è stato annunciato l‘arrivo di ulteriori 60 detenuti comuni, senza compensare in alcun modo la dotazione del personale”.

Per i sindacati “non è più sopportabile che le problematiche organizzative dello Stato e il sovraffollamento delle carceri debbono essere scaricate sul personale, come non è più accettabile l’arrivo di ulteriori detenuti senza la compensazione di personale di Polizia Penitenziaria.

Proprio in questi giorni la situazione sta diventando sempre più complicata a causa di alcune rivolte interne all’interno delle sezioni dei detenuti comuni di varie etnie.

Ogni problema ogni occasione è buona per accendere risse e protestare con violenza, frigoriferi sbattuti a terra, minaccia di incendiare le celle e autolesionismi con lamette sono solo una parte delle cose che gli agenti sono costretti a subire.

Il personale è sempre più in difficoltà, ovviamente non potendo agire con la forza solo la pazienza e la grande professionalità degli agenti consente di riportare la situazione ad una calma che rimane solo apparente fino a sciogliersi come neve al sole alla prossima occasione”.

Cgil, Cil e Uil hanno inoltre denunciato come anche il personale civile presente, educatrici, amministrativi e contabili subisca tali condizioni, anche questo personale è in carenza di organici ed è costretto comunque ad effettuare nei tempi previsti tutte le pratiche, in particolare quelle a vantaggio dei detenuti pena il rischio di denunce e minacce.

Infermieri, Medici e Fisioterapisti, sono poi costretti a erogare terapie ai detenuti all‘interno delle celle senza scorta, il personale di polizia non puo’ per carenza di organici garantire la completa sicurezza di questi operatori, in maggioranza donne, le quali subiscono da tempo minacce verbali e a volte anche fisiche. Cosi come sono costretti ad effettuare le prime cure di pronto soccorso a detenuti che molto spesso si provocano lesioni da taglio. Il personale, sempre più in carenza di organici, si trova così a dover gestire un numero spropositato di pratiche”.