Riducevano in schiavitù giovani donne africane da avviare alla prostituzione: per questo la polizia di Perugia ha arrestato una coppia di coniugi nigeriani, lui di 45 anni, lei 40. A loro carico è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I due sono accusati di associazione a delinquere finalizzata ai reati di riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani, nonché per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione, ai danni di giovani donne loro connazionali. Indagato in stato di libertà un terzo nigeriano, 25 anni, il cui ruolo è considerato dagli investigatori meno centrale.

E’ stato il coraggio di una delle vittime a far scattare l’indagine: la ragazza, dopo essersi rifiutata di prostituirsi, è riuscita a rimpossessarsi del suo documento e a scappare. Secondo quanto emerso dalle indagini, la coppia, con un bambino di circa un anno e mezzo, entrambi regolari sul territorio nazionale, con piccoli precedenti penali e da tempo residenti a Perugia, dove lei gestiva un “african shop” nella zona di Fontivegge, era al vertice di un più ampio sodalizio criminale che, con la complicità di altri soggetti operanti in Nigeria e in Libia, organizzava la tratta di giovani donne africane. Era lo stesso 45enne nigeriano, secondo quanto riferito dagli investigatori, a “selezionare” le giovani donne nel loro paese di origine, quasi sempre in situazioni di degrado e difficoltà, spesso offerte ai loro aguzzini dagli stessi genitori.