La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati è tornata a Terni per completare il lavoro avviato nei giorni scorsi. Presso la Prefettura di Terni, i membri della commissione meglio conosciuta come Ecomafie, hanno ascoltato – questa mattina, sulle varie emergenze ambientali presenti su questo territorio – il presidente della Provincia di Terni Giampiero Lattanzi, il Comandante della polizia provinciale Mario Borghi, il sindaco di Terni Leonardo Latini con l’assessore all’Ambiente Benedetta Salvati e i rappresentanti di Ast ed Erg Hydro.

Lattanzi e Borghi hanno riferito in merito al nucleo operativo Nos ambiente della polizia provinciale, che negli ultimi anni a seguito della riforma delle province è passato da circa 25 a 6 unità. Secondo i due, questo elemento, unito all’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma dei Carabinieri, ha determinato a Terni una situazione di minore attenzione sugli illeciti ambientali. In particolare, Borghi ha sottolineato la necessità che sul territorio ci sia un organo di controllo operante in continuo e non solo temporaneamente in base a campagne di controllo, che faccia da presidio e da punto di riferimento anche in chiave preventiva.

I rappresentanti di Ast hanno invece riferito in merito alle emissioni in atmosfera, alla bonifica dell’area Sin, al progetto di recupero delle scorie, alla presenza di amianto nello stabilimento

e alle malattie professionali dei lavoratori. Secondo quanto dichiarato, oggi lo stabilimento produce 990mila tonnellate di rifiuti, di cui 400-440mila vengono conferite in discarica. Di queste, 60-70 mila tonnellate sono rifiuti pericolosi rappresentati da fanghi di depurazione delle acque del ciclo produttivo. Riguardo alla bonifica del Sin, i rappresentanti di Ast hanno riferito che il ministero dell’Ambiente ha dichiarato conclusa la caratterizzazione dei terreni, mentre è ancora in corso la caratterizzazione delle falde.

In merito alle acque contenenti cromo VI percolate dalla galleria del Tescino, i rappresentanti aziendali hanno correlato la contaminazione con il cemento usato per il tunnel e con la discarica di rifiuti urbani gestita dal Comune e non più in uso, sostenendo che qui sono state utilizzate

scorie dell’acciaieria per ricoprire i rifiuti. La discarica di rifiuti solidi urbani è una porzione di Vocabolo Valle, sito in buona parte destinato allo smaltimento dei rifiuti di Ast, situato

sopra la galleria. Allo stesso tempo, i rappresentanti di Ast hanno spiegato che il cromo VI è presente in alcune tipologie di fanghi di depurazione e in misura minore nelle scorie. In base a quanto riferito, su 1 milione di tonnellate di produzione di acciaio, vengono usate da Ast 200mila tonnellate di cromo: una parte di cromo finisce nei rifiuti e ossidandosi diventa cromo III o cromo VI in base alle condizioni ambientali.

I rappresentanti di Erg Hydro hanno riferito rispetto alla bonifica dell’area delle centrali. Dell’attività si sono occupate in passato Endesa e poi Aeon, società prima proprietarie degli impianti. Erg Hydro è subentrata a dicembre 2015. I rappresentanti dell’azienda hanno dichiarato di essere in attesa di un riscontro da parte del ministero dell’Ambiente rispetto aun piano di valutazione del rischio proposto nel 2015 per l’area lungo il Nera, mentre il resto delle aree risultano messe in sicurezza.

Nell’ultima audizione di questa mattina la Commissione ha sentito i rappresentanti del Comune di Terni. Il sindaco Leonardo Latini e l’assessore all’Ambiente Benedetta Salvati, accompagnati da una componente dell’ufficio Ambiente, hanno riferito in merito alla gestione dei rifiuti a Terni e alle diverse criticità ambientali del territorio, a partire dal Sin. Rispetto alla fuoriuscita di acqua contaminata da cromo VI dalla galleria del Tescino, sottostante la discarica di Vocabolo Valle, gli amministratori hanno spiegato che il percolato proveniente dalla porzione destinata allo smaltimento dei rifiuti urbani, non più in uso dal 1997, viene tutt’ora gestito dal Comune e non contiene cromo VI. Gli auditi hanno anche specificato che dai carotaggi è emersa la presenza contestuale di rifiuti solidi urbani e scarti delle acciaierie, frutto di una coltivazione contestuale da parte di Comune e Ast. Inoltre, secondo quanto riferito, una parte della discarica A di Vocabolo Valle in uso ad Ast non risulta impermeabilizzata come prescritto dall’attuale normativa.

Per quanto riguarda la contaminazione da diossine individuata in campioni alimentari, secondo i rappresentanti del Comune di Terni è mancato il coordinamento regionale per valutare i risultati della grande quantità di analisi effettuati da Arpa e Asl. Rispetto invece al monitoraggio del territorio, il Comune ha evidenziato la necessità per Arpa di ripristinare la figura del direttore di dipartimento che sta sul territorio e ha rapporti con tutti i soggetti e i portatori di interessi locali.