Sono ancora in fase di accertamento le cause dell’emissione anomala di fumi, da una siviera trasportata dall’area forni elettrici al convertitore Aod2 del reparto acciaieria dell’Ast, a Terni: lo spiega l’azienda, precisando che il fenomeno si è esaurito in pochi minuti.

Al primo sopralluogo dell’Arpa ne ha fatto seguito un altro da parte della stessa agenzia ambientale e del Noe, durante il quale è stata visionata l’area dove si è verificata l’emissione anomala e le fasi di processo, è stata acquisita documentazione tecnica e sono state raccolte testimonianze.

L’Ast, in una nota, torna poi sulla contaminazione della falda acquifera all’interno dell’acciaieria e spiega che “a seguito dei risultati, si è tempestivamente attivata per individuare la possibile fonte della contaminazione, con attività ispettive sugli impianti”.

Una volta terminate le analisi, i tecnici di Ast hanno ritenuto che la contaminazione nel piezometro F19 possa essere “storica” e quindi non determinata da fenomeni in corso. “Peraltro – continua l’Ast – tenuto conto dell’entità della contaminazione e della tipologia degli inquinanti, l’azienda si è immediatamente attivata – in costante contatto con Arpa – per mettere subito in atto le opportune misure di prevenzione”. Sentito anche il parere del professor Antonio Di Molfetta, del Politecnico di Torino, Ast ritiene che, per la loro concentrazione e natura, “gli inquinanti non comportano rischi, neanche potenziali, di inalazione di vapori o di ingestione per i lavoratori, vista anche l’assenza di pozzi idropotabili a valle”.