Custodisce i resti di una bambina di 10 anni la tomba rivenuta durante gli scavi nell’area archeologica di Poggio Gramignano, a Lugnano in Teverina. La tomba presenta al suo interno il corpo della bambina con la bocca aperta e una pietra collocata al suo interno.

Il rinvenimento è avvenuto durante la campagna di scavi nello scorso luglio ad opera di una equipe di archeologi statunitensi guidata da David Soren, dell’Università dell’Arizona, che per primo scoprì la necropoli dei bambini. Le operazioni sono state condotte da ricercatori della Yale e della Stanford University, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e il Comune di Lugnano in Teverina.

Secondo gli esperti, la presenza della pietra nella cavità orale della bambina farebbe ricondurre ad un rito legato presumibilmente all’epidemia di malaria che infestò, alla metà del V secolo d.C. l’area dove oggi sorge Lugnano.

Una tesi che si riallaccia a quella che vuole la desistenza nell’avanzare di Attila che durante la sua campagna di conquista verso Roma si imbattè proprio nella presenza della malaria. A questo sarebbe dovuta la sua decisione di non avanzare oltre.