«La situazione è diventata insostenibile. Gli ultimi drammatici fatti accaduti presso la casa circondariale di Terni devono far riflettere tutte le istituzioni che a vario titolo ruotano intorno al mondo carcerario». La denuncia arriva direttamente da Giorgio Lucci, segretario generale della Fp Cgil di Terni.

Non è la prima volta che la Fp Cgil di Terni rende nota agli organi dipartimentali la difficile situazione del carcerare di voc. Sabbione. «In primis carenze organiche– sottolinea Lucci – di cui fanno le spese gli agenti di polizia penitenziaria, che si trovano sempre più spesso ad affrontare aggressioni, tentativi di evasione, risse, spaccio di droga, minacce a vario titolo, furti ed estorsioni tra la popolazione carceraria e tanti altri reati che compromettono la sicurezza dell’istituto e talvolta la stessa vita dei detenuti, come è purtroppo accaduto al giovane moldavo recentemente deceduto presso una delle sezioni del carcere di Terni».

Nell’esprimere il massimo cordoglio alla famiglia del malcapitato e in attesa che le indagini e l’autopsia coordinate dal procuratore di turno facciano luce sull’accaduto, la Fp Cgil in una nota sindacale «esclude per mezzo dei propri delegati qualsiasi responsabilità in capo ai lavoratori della polizia penitenziaria, che continuano a vigilare in modo attivo e scrupoloso sulla vita dei detenuti nonostante la carenza di personale». «Le responsabilità di tali spiacevoli episodi – prosegue la nota – vanno cercate altrove, a partire dalla gestione politica del sistema carcerario da parte dei vari governi, che hanno fatto tagli indiscriminati agli organici di tutti i settori della sicurezza e in particolar modo degli istituti penitenziari».

Negli ultimi mesi all’interno del carcere di Terni sono stati sventati tre tentativi di impiccagione, un tentavo di omicidio a seguito di rissa tra detenuti e sono stati sequestrati un ingente quantitativo di hashish e un telefonino con 5 schede telefoniche, il tutto senza strumenti di rilevazione elettronica o cani antidroga. «Tutto merito della professionalità, dell’esperienza e della capacità degli agenti di polizia penitenziaria – sottolinea Lucci – abituati a lavorare in contesti problematici senza alcun ausilio. L’attuale governo – continua Lucci – nonostante gli incontri con i vertici delle sigle sindacali, non ha affatto affrontato il problema carcere in modo pragmatico, ma rifacendosi ancora ai vecchi schemi inutili. Se non si prenderanno provvedimenti immediati le criticità continueranno a persistere e a farne le spese saranno ancora detenuti e agenti di polizia penitenziaria, abbandonati da uno Stato che fa solo proclami e propaganda. Non possiamo più permettercelo – conclude – per questo nei prossimi mesi, come Funzione Pubblica Cgil, manifesteremo davanti al ministero della Giustizia insieme alle lavoratrici e ai lavoratori della polizia penitenziaria».