Presentata – presso la sede dell’Assemblea legislativa umbra di Palazzo Cesaroni – la ricerca “L’uso del web degli adolescenti. Rischi e opportunità”, commissionata dal Corecom Umbria a Maria Giuseppina Pacilli, docente di psicologia sociale dell’Università degli studi di Perugia. Ne è emerso che il 99% degli studenti intervistati usa WhatsApp e quasi la metà di loro ha inviato messaggi privati definiti “offensivi” nei confronti di altri. Dopo l’illustrazione dei dati si è svolta una tavola rotonda a cui hanno preso parte rappresentanti delle Prefetture di Perugia e Terni, dell’Ufficio Scolastico regionale dell’Umbria e della Polizia Postale, l’onorevole Elena Ferrara, promotrice della legge ‘71/2017’, Mario Morcellini, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Maria Rita Bracchini, vicepresidente di European antibullying network (Ean)-Fondazione Centro Studi Villa Montesca e il professor Rolando Marini, sociologo della comunicazione dell’Università per Stranieri di Perugia.

 

Nella ricerca sono stati intervistati 901 adolescenti umbri (63% femmine) di età compresa tra i 15 e i 20 anni, frequentanti gli istituti di scuola superiore delle province di Perugia (58.9%) e Terni (41.1%).

Dai DATI emerge che il 78.1% degli adolescenti umbri naviga su internet sempre accedendo da Smartphone, mentre solo il 5.5% si collega accedendo sempre dal computer. Gli adolescenti umbri sono ONLINE GIÀ DALL’INFANZIA: usano internet per la prima volta insieme ai genitori in media all’età di 9.5 anni, la prima volta da soli all’età di 10.89, mentre hanno il primo smartphone personale a 11.72 anni. L’uso dei SOCIAL NETWORK è parte integrante della loro vita: il 96.3% POSSIEDE UN PROFILO su almeno un social network. Quelli più usati sono Facebook (87%) e Instagram (85.4%). Il 28.1% passa dalle 3 alle 5 ore al giorno sui social network, mentre il 24.6% ci passa così tanto tempo da non saperlo quantificare. Il 39.4% resta sveglio di notte più volte a settimana per usare i social network. Il 99% usa WhatsApp e il 45.8% lo usa per così tanto tempo al giorno da non saperlo quantificare.

DEBOLE MEDIAZIONE DEI GENITORI nel rapporto fra adolescenti e internet: il 37.1% parla raramente o mai con i genitori di quello che fa su internet, il 56.3% condivide mai o raramente le attività svolte su internet con i genitori, l’83.6% si fa aiutare mai o raramente di fronte a qualcosa che crea fastidio online.

CYBERBULLISMO. La ricerca distingue tra forme HARD (episodi più evidenti e violenti, come le minacce e le intimidazioni online) e forme SOFT (la parte sommersa del fenomeno costituita da comportamenti non esplicitamente violenti e minacciosi). I risultati mostrano come l’esclusione di qualcuno dai gruppi virtuali è l’episodio di soft cyberbullismo più frequente: il 36.8% dei partecipanti ha escluso qualcuno almeno una o due volte al mese su WhatsApp. Parlando invece di forme più pesanti di cyberbullismo il 29.9% degli intervistati ha mandato messaggi offensivi o cattivi su gruppi WhatsApp, il 45.1% lo ha fatto in conversazioni private su WhatsApp e il 20% in conversazioni private sui social network. Le minacce costituiscono l’episodio di cyberbullismo meno diffuso: il 9% ha minacciato qualcuno pubblicamente sui social network, l’11.8% lo ha fatto privatamente, mentre e il 16.4% lo ha fatto su WhatsApp.

Tra coloro che hanno dichiarato di aver SUBITO AZIONI OSTILI e aggressive queste avvengono perlopiù su WhatsApp (26.9%) rispetto ai social network (7.9%). Su WhatsApp il 26.4% è stato escluso almeno una o due volte al mese da un gruppo, il 31.6% ha ricevuto messaggi offensivi o aggressivi in via privata, mentre il 21.9% li ha ricevuto su gruppi. Complessivamente sui social network, il 21.8% ha ricevuto insulti o commenti negativi per l’aspetto fisico o il modo di vestire, il 13% per la religione e il 13.5% per l’orientamento sessuale.

 

La ricerca evidenzia che la facilità e la frequenza con cui i nativi digitali usano il web non si traduce automaticamente in COMPETENZE DIGITALI in grado di mettere gli adolescenti al riparo dai rischi presenti online, primo fra tutti il cyberbullismo. Inoltre mostra come il cyberbullismo sia solo la punta dell’iceberg: una cospicua parte del fenomeno resta SOMMERSA, non denunciata o raccontata, perché corrisponde a quelle forme meno violente ed eclatanti di ostilità online che non vengono riconosciute dai protagonisti come veri e propri episodi di cyberbullismo.