Nuovo grido d’allarme dall’Avis dell’Umbria, sulla carenza di sangue. L’associazione spiega come servirebbero almeno 150 donazioni giornaliere per soddisfare le esigenze contro l’attuale media che è di 110, con evidenti ripercussioni sul piano sanitario e chirurgico. “E’ stato rinviato tutto ciò che era rinviabile – prosegue l’Avis – o si è provveduto ad importare sacche da regioni eccedenti che, oggi, però, non lo sono più. Si tratta di una emorragia che non si arresta più – sottolinea ancora l’Avis umbra – perché nel mese di gennaio di quest’anno sono state raccolte 180 sacche in meno del gennaio 2017. Non migliore la situazione nel mese di febbraio con una ulteriore perdita di 200 donazioni”.

Tra le cause della diminuzione degli accessi nell’area della ex Asl 3, l’Avis ricorda l’inutilizzabilità dei Punti di raccolta di Cascia e Norcia, dovuta agli eventi sismici, mentre si rileva un evidente calo delle donazioni nelle Avis di Spoleto, Perugia e Terni, ma anche nei territori di Città di Castello, Gualdo Tadino, Umbertide ed ora Assisi.

Per l’Avis “l’inversione di questa tendenza, può avvenire solo se tutte le componenti del Servizio agiranno in sintonia”. Nello scorso mese di novembre, l’Avis Regionale ha sollecitato le Direzioni Generali delle Aziende Ospedaliere e Sanitarie ad attuare quanto lo stesso “Piano regionale sangue” prevede, come l’anticipazione degli orari di apertura, la possibilità di prenotare l’accesso, l’effettuazione di aperture domenicali concordate con invio di almeno dodici donatori o più, aperture pomeridiane e aumento delle pratiche di plasmaferesi.