Primo caso, a Terni, di annullamento con reintegro sul posto di lavoro per un licenziamento intimato dall’AST, con la legge Fornero, in base alla quale si può licenziare un lavoratore per un fatto disciplinarmente rilevante anche se non di gravità tale da meritare questo drastico provvedimento. Basta che il fatto sussista: in tal caso l’Azienda viene condannata a pagare un risarcimento che può variare dalle 12 alle 24 mensilità, ma il posto di lavoro è perso per sempre. Nel caso in questione, invece, l’Ast, nella persona dell’Amministratore delegato, Lucia Morselli, è stata condannata sia al reintegro del lavoratore licenziato, che al risarcimento del danno (stimato in 12 mensilità).

I fatti risalgono al febbraio dell’anno scorso, quando venne licenziato un dipendente ternano, addetto alla vigilanza (assistito dagli Avvocati Paolo Crescimbeni e Maria Teresa Lavari) “senza che ricorressero gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti del datore di lavoro”. Così ha deciso il Tribunale di Terni, stabilendo, di fatto, che la sanzione del licenziamento in tronco fu troppo grave rispetto al fatto contestato.

“Da quanto risulta – spiegano i due legali – questo è il primo caso di reintegrazione nelle acciaierie ternane”.