Nel giorno della festa di San Giuseppe lavoratore, il primo maggio, la chiesa diocesana esprime vicinanza e solidarietà al mondo del lavoro, ai lavoratori e ai disoccupati con un messaggio del vescovo Giuseppe Piemontese. Affida a san Giuseppe lavoratore le speranze di ogni cittadino per un lavoro dignitoso, e invoca per tutti prosperità e salute, in questo periodo difficile in cui la pandemia ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico e nel mondo del lavoro si sono aggravate le diseguaglianze esistenti e create nuove povertà.

“La festa di San Giuseppe lavoratore, che Papa Francesco ha voluto celebrare con un anno a lui dedicato, ci spinga a vivere questa difficile fase senza disimpegno e senza rassegnazione. Nulla ci distolga dall’attenzione verso i lavoratori, sapendo che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del mondo del lavoro, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono i sentimenti dei discepoli di Cristo Signore. Condividiamo le preoccupazioni, ma ci facciamo carico di sostenere nuove forme di imprenditorialità e di cura. Se tutto è connesso, lo è anche la Chiesa italiana con la sorte dei propri figli che lavorano o soffrono la mancanza di lavoro. Ci stanno a cuore». (dal messaggio dei vescovi italiani per il 1° maggio 2021)

Terni, città operaia, celebra il 40° anniversario della visita di papa san Giovanni Paolo II alle acciaierie e alla città di Terni (19 marzo 1981) con la messa che sarà celebrata dal vescovo Piemontese il 15 maggio 2021 alle ore 18 presso Acciai Speciali Terni, in viale Brin, nello stesso piazzale interno all’acciaieria dove il Papa incontro migliaia di lavoratori.

 

Nell’incontro con il mondo del lavoro papa Giovanni Paolo II toccò temi fondamentali per la vita dell’uomo: la dignità del lavoro, la giustizia e la moralità come condizioni essenziali per la pace in tutte le nazioni, la famiglia, la libertà dell’uomo e la creatività dell’opera umana, insegnamenti profetici che il Papa consegnò al mondo del lavoro e all’intera comunità diocesana

«La memoria di questa storica visita – ricorda il vescovo Piemontese – col suo messaggio di speranza, può sostenere gli sforzi della chiesa, dei concittadini, uomini e donne di buona volontà, a promuovere il rinnovamento e lo sviluppo sociale e religioso. Rivedendo i gesti di quella visita memorabile, rileggendo le parole del Papa Santo, possiamo trovare spunti e suggerimenti per inventare e seguire vie di nuovo umanesimo e crescita sociale.

Rileggiamo i segni: la fabbrica, il lavoro, le persone, le autorità, la convivialità, il dialogo, la preghiera, l’Eucarestia conclusiva, evento santificatore del lavoro umano e prospettiva metodologica di giustizia sociale e di dignità civile e religiosa, culmine e ripartenza di ogni rinnovamento.

La nostra città, capoluogo e capofila della pluralità delle città e dei castelli del territorio, non può rassegnarsi al declino indotto da scelte sbagliate, da egoismi di campanile o di parte e da ultimo dalle asfissie e dai fallimenti causati dalla pandemia.

Parafrasando le parole di Gesù, è utile prendere consapevolezza che se una città “è divisa in se stessa, non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi”.

In un’ora grave e delicata, varie vicende politiche hanno portato la nostra Italia a dotarsi di un governo di collaborazione nazionale. Un analogo spirito dovrebbe spingere la classe dirigente e tutte le forze civili, politiche e sociali più significative della città e della regione a collaborare a favore della next generation a Terni, in Umbria, in Italia e in Europa”.