“Il 15 maggio è il giorno in cui non solo Gubbio, ma l’intera Regione celebra se stessa, la propria identità e storia. Conosco bene l’entusiasmo degli eugubini, la passione che accompagna questa tradizione che nel 2020 ha subito lo stop, a causa dell’emergenza Coronavirus”. Lo afferma il consigliere Michele Bettarelli (Pd) sottolineando che “una comunità, quella della città dei Ceri, ha seguito le regole con diligenza in questi 70 lunghissimi giorni di lockdown e proprio per questo gli assembramenti spontanei, le scene che abbiamo visto il 15 maggio nella città di Gubbio sono inaccettabili. Perché il comportamento
di quella sparuta e folle minoranza non rende onore ad una città e ad un’intera regione. “La condanna – aggiunge Bettarelli – deve essere dura e ferma. Giuste sono state le dichiarazioni del sindaco Stirati, nella conferenza stampa di questa mattina quando ha presentato l’ordinanza e di sabato 16 maggio, e le misure adottate nei confronti dei soggetti identificati, cittadini che hanno infranto la legge. Perché queste persone il 15 maggio hanno infranto le misure stabilite dal decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri mettendo in pericolo i sacrifici di un’intera comunità, quella eugubina prima e quella Umbra poi”.
Per il consigliere del Partito democratico “in Umbria accade però l’impensabile. Il giorno dopo la condanna pubblica di tali comportamenti arrivano le dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità, Luca
Coletto: per i trasgressori uno screening corposo, circa 500 test sierologici messi a disposizione dal servizio sanitario regionale. Ed ecco il paradosso perché il 17 maggio scopriamo che in questa regione, dove non è stata mai predisposta una strategia completa di screening a medici e operatori sanitari, dove cittadini, lavoratori, devono pagare per essere sottoposti a test sierologici, le persone che infrangono la legge con un comportamento scellerato vengono immediatamente sottoposte a un test pagato dal servizio sanitario pubblico regionale. Sì – conclude Bettarelli -, decisamente uno strano paradosso…”