Dopo la processione di sabato sera per il trasferimento dell’urna di San Valentino dalla basilica alla cattedrale, è stata celebrata solennemente, domenica 10 febbraio la festa di San Valentino, vescovo e martire del patrono di Terni e copatrono della Diocesi Terni-Narni-Amelia con il pontificale presieduto, in una gremita Cattedrale di Terni dal vescovo mons. Giuseppe Piemontese, alla presenza dei sacerdoti della diocesi, del sindaco Leonardo Latini, del prefetto Paolo De Biagi, del presidente della Regione Katiuscia Marini, il presidente della Provincia Giampiero Lattanzi, del Questore Antonino Massineo, delle autorità militari regionali, provinciali e cittadine, dei sindaci dei Comuni della diocesi, dei fedeli ternani e delle associazioni e movimenti della diocesi e animata dal coro diocesano diretto da don Sergio Rossini.

Un corteo composto dalle istituzioni civili e militari con i rispettivi gonfaloni partito dalla sede municipale di palazzo Spada Terni verso la Cattedrale, è stato accolto dal vescovo Giuseppe Piemontese.

 

La festa del patrono della città di Terni, San Valentino è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro di questa città, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore.

“La memoria del nostro Patrono richiama la sua vita, gli aspetti dei suoi insegnamenti, che sono oggi ancora attuali – ha detto nell’omelia il vescovo – le ragioni della identità di questa città, che si onora di vedere richiamato da secoli, il suo nome accanto a quello del suo Patrono: Valentino, che per 70 anni ha custodito, difeso il suo popolo, per il quale alla fine, all’età di 97 anni, ha sacrificato la propria vita. L’esperienza della sua vita e il suo martirio hanno consentito di difendere la vita e la fede del popolo a lui affidato. Valentino, fedele a Dio ha dato conferma e autorevolezza al suo insegnamento come custode e guida del popolo, maestro della fede e padre dei giovani, intenti a far crescere e maturare l’amore e la famiglia. Anche oggi nella nostra città, Valentino indica e propone al Vescovo, ma anche a chi è rivestito di autorità, ai governanti, l’amore per il popolo nello stile del Buon Pastore e non del mercenario, che opera solo per interesse. E anche il popolo sa riconoscere la voce dei veri pastori che lo amano, quelli che ne riconoscono i bisogni, le circondano di cure, di calore e di tenerezza. Siamo il popolo di Valentino, che accoglie la proposta di porre al centro l’amore, quello fatto di sentimenti autentici, di oblatività, di generosità, di promozione della libertà, di rispetto, di servizio alle persone sane e malate, di dono anche della propria vita per favorire e salvare la vita degli altri. Una consegna nobile e alta per una società gioiosa, pacifica, tollerante e rispettosa di tutti. Che non ha nulla a che vedere con passioni sganciate dalla nobiltà dei sentimenti, amorazzi di stagione, amori imposti, possessivi, maniere violente, femminicidi».

Facendo riferimento alla situazione della città di Terni e ad un degrado strisciante «come una malattia in alcune parti del suo territorio e del corpo sociale, che corre il rischio di uno stato di cronicità e di assuefazione irreversibile», il vescovo ha indicato alcune priorità e attenzioni ad alcune emergenze perché si dia vigore ad una nuova speranza: «il sostegno e la cura di una cultura, già patrimonio della nostra gente, della pacifica convivenza, della solidarietà, del rispetto delle persone, della accoglienza, della integrazione civile, sociale della partecipazione di tutti al bene comune, con il riconoscimento di diritti e doveri; la preoccupazione per un inverno demografico foriero di sterilità generalizzata e dell’avvento di una società di vecchi. La disoccupazione, specie quella giovanile tende ad accelerare tale fenomeno perché spinge i giovani ad emigrare. Le statistiche parlano di numeri importanti di giovani che dalla nostra Provincia hanno lasciato la nostra terra. Non possiamo assistere ad un fenomeno migratorio al contrario delle forze più valide e innovatrici dei nostri territori. E ancora la lentezza, della burocrazia e della macchina amministrativa, che a volte si traduce in vero e proprio ostruzionismo, quasi una persecuzione, che scoraggia, a livello nazionale e locale l’avvio di ogni progetto di impresa e di sviluppo della collettività, con mortificazioni in termini di slancio umano, e di perdite di risorse finanziarie, accantonate con immani sacrifici e svanite per la lentezza e la pigrizia burocratica; il problema dell’ambiente nella nostra città, al centro di un dibattito aspro e ricorrente, non può essere trattato con termini prudenti. La qualità dell’aria, la messa in sicurezza delle discariche, il monitoraggio delle malattie respiratorie e tumorali, la cultura ecologica richiedono un supplemento di attenzione da parte di amministratori, politici, forze di polizia, cittadini, imprenditori. Nel giro per le parrocchie si è presi dallo sconforto nel vedere giardini e parchi cittadini in stato di abbandono, dove il vandalismo e la stoltezza di gruppi ristretti di nuovi barbari completa la devastazione» .

Ed infine un esortazione ai laici cristiani per un impegno «a svolgere la missione di lievito nella società, di impegno politico. A cento anni della sua pubblicazione, il manifesto di don Sturzo, “l’appello a tutti gli uomini liberi e forti”, può essere l’ispirazione anche per la realtà odierna».

Un San Valentino dedicato ai giovani e non poteva essere che per loro il pensiero del vescovo, soprattutto ad «osare di più nell’incontro e nel dialogo con i giovani, “sospesi tra passato e futuro”. Abbandonare la tragica (l’avvilente) rassegnazione, che ha invaso sacerdoti, genitori, comunità parrocchiali a condurre l’esistenza e a trascorrere le domeniche e i giorni senza la presenza allegra, viva, festosa e innovante degli adolescenti e dei giovani».

Al termine del pontificale in cattedrale, è seguita la processione con la banda di Guardea e Lugnano, il coro diocesano, i figuranti del centro culturale valentiniano in abiti d’epoca rinascimentali a rappresentare gli antichi rioni di Terni, i rappresentanti di gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, diaconi, sacerdoti, autorità civili e militari per il rientro dell’urna di san Valentino in basilica attraversando le strade del centro città, la parrocchia del Sacro Cuore a città Giardino e quella di Santa Maria del Carmelo, fino al colle dove si trova la chiesa che custodisce le reliquie e la memoria del Santo. Sul sagrato c’è stato il saluto del presidente dell’Azione Cattolica diocesana Luca Diotallevi e la benedizione finale del vescovo Piemontese. L’urna è stata quindi riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.