E’ stata fissata al 24 Febbraio la data di apertura della nuova stagione di pesca in Umbria che, anche questa volta, coinciderà con l’ultima domenica di febbraio diversamente da quanto avverrà, invece, nella vicina Regione Marche, dove si inizierà a metà marzo. Lo si è appreso durante l’audizione, presso la Terza commissione dell’Assemblea legislativa di Palazzo Cesaroni, della responsabile della Sezione Tutela del patrimonio ittico della Regione Umbria, Lucia Ghetti, che ha parlato anche del programma dei ripopolamenti previsti per il 2019.

Il presidente della commissione regionale, Attilio Solinas, ha espresso l’auspicio che “la difformità con la Regione Marche, non porti ad un eccessivo aumento di pescatori sui fiumi umbri nel caso dovessero aggiungersi anche gli appassionati marchigiani della fascia appenninica.

“Il calendario – ha spiegato la Ghetti – ricalca quello dello scorso anno e l’apertura sarà l’ultima domenica di febbraio. Si era anche pensato di spostare la data alla fine di marzo, ma – ha precisato – non è stata trovata un’intesa con la Regione Marche”.

“Per quanto riguarda il ripopolamento – ha aggiunto la responsabile della Sezione Tutela del patrimonio ittico umbro – si continua a puntare sulla salvaguardia delle specie autoctone, come la trota, attraverso molteplici interventi gestionali. La comunità scientifica ritiene che il ripopolamento sia una pratica più dannosa che utile, perché – ha spiegato – l’immissione di predatori in un corso d’acqua tende ad impattare in maniera insostenibile depauperando la popolazione locale, specialmente se il corso d’acqua è piccolo. Comunque – ha proseguito Lucia Ghetti – i ripopolamenti sono indispensabili perché la pesca alla trota è una tradizione consolidata e, anche a seguito di linee di indirizzo UE, va salvaguardata in quanto parte della storia di un Paese. Poi c’è l’aspetto economico, che si traduce in ristoranti pieni e negozi che vendono esche, abbigliamento sportivo e canne da pesca. Un tipico esempio viene dato dalle presenze – circa 10 mila unità – nel giorno dell’apertura in Valnerina, fra pescatori e familiari. Una presenza così massiccia in un corso d’acqua, obbliga – ha sottolineato ancora la responsabile del settore – a fare ripopolamento altrimenti il fiume si desertificherebbe. Le maggiori immissioni hanno interessato il fiume Nera, perché – ha detto la Ghetti – è il corso d’acqua più frequentato per la pesca, ma sono state comunque effettuate immissioni anche nel Chiascio per non far spostare i pescatori”.