Si arricchisce di nuove scoperte l’area archeologica di Carsulae. La sesta campagna discavi, che si è svolta da maggio a settembre scorsi, ha infatti portato alla luce, su una zona di circa 100 metri quadrati mai indagata prima, le strutture di una domus, il primo edificio residenziale emerso finora nell’antica città romana. Il rinvenimento riveste carattere di eccezionalità per il sito poiché, sempre per la prima volta, sono state individuate anche delle pavimentazioni decorate a mosaico.

Le nuove scoperte sono state rese note stamani, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sede della Fondazione Carit, che ha finanziato lo scavo con un contributo di oltre 28 mila euro.

“Finora a Carsulae erano stati rinvenuti soltanto edifici pubblici e produttivi, mai ad uso privato” ha spiegato l’archeologo Luca Donnini, direttore scientifico, insieme a Massimiliano Gasperini, degli scavi condotti in regime di concessione ministeriale rilasciata all’associazione Astra Onlus. “La domus – ha continuato – è appartenuta sicuramente ad una famiglia molto importante, vista la pavimentazione. E’ stato infatti possibile documentare la presenza di almeno cinque tappeti musivi, tutti databili ad epoca augustea e pertinenti quindi alla prima fase edilizia delle abitazioni”.

E’ stato inoltre individuato un ulteriore ambiente, con ogni probabilità una seconda domus, decorato anch’esso con un grande mosaico. Queste scoperte sono state realizzate nelle vicinanze dell’area del foro, scavato parzialmente nel 1953 dall’allora ispettore alle antichità Umberto Ciotti e poi lasciato nell’abbandono. Una volta terminate le pulizie, per la prima volta da 40 anni, sono stati resi fruibili ai visitatori del parco i resti del podio del Capitolium, il tempio più importante della città, ancora tutto da scavare e restaurare. Nel quartiere nord-est le ricerche hanno invece permesso di completare lo scavo e il recupero dei materiali, per lo più ceramici, di una grande discarica di epoca augustea: si tratta di alcune migliaia di frammenti, reperti già lavati, classificati, inventariati e in parte studiati, che permetteranno di avere un quadro più preciso circa la frequentazione dell’area nel I secolo a.C.

“La Fondazione Carit – ha commentato il suo presidente, Luigi Carlini – è convinta che Carsulae sia un vero serbatoio di scoperte, un sito da valorizzare che può dare ancora molto ed essere inserito in un percorso archeologico, storico e artistico”. Presente alla conferenza stampa anche il vicepresidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, secondo il quale “i risultati degli scavi rappresentano un ulteriore arricchimento per un prodotto turistico molto importante per la città”.