Pubblichiamo una lettera di Valentina Porfidi, Coordinatrice Dipartimento Welfare, Cgil di Terni

E’ davvero deprimente e quasi offensivo l’atteggiamento della ministra Lorenzin, prima di tutto donna e poi ministra della Salute. Non è la prima volta che ce ne accorgiamo, a partire dalla campagna denigratoria del fertility day ed ora con le dichiarazioni fatte nei confronti dell’Ospedale San Camillo. Caro ministra, cara donna, cara madre, le scrivo come fosse una lettera personale, perché da donna a donna avrei qualcosa da dirle. Come prima cosa la legge 194 non è in discussione, perché già il popolo si è espresso e a gran voce. Detto ciò, vorrei ricordarle che come ministra dovrebbe essere portatrice dei valori laici dello Stato e invitare al rispetto della legge è sicuramente uno di questi valori. Tutti noi abbiamo una personale visione della vita, ma questa non dovrebbe mai andare a contrastare la libertà di scelta degli altri e delle altre. Non a caso, parlo di Libertà, perché quella dell’interruzione di gravidanza è proprio questo: avere la possibilità di scegliere della propria vita, del proprio corpo liberamente e aggiungerei, magari, serenamente.

Cara ministra, il referendum sull’aborto non ha semplicemente rappresentato una necessità che andava soddisfatta, ma è stato un momento di rinascita, perché finalmente tante donne oppresse da mariti violenti, sottomesse e spesso obbligate a fare figli hanno visto uno spiraglio di luce per uscire dall’inferno buio che le circondava. Non starò qui a rappresentare le tante motivazioni della scelta dell’aborto, perché non ci deve essere una giustificazione.Interrompere una gravidanza, che sia precoce (entro tre mesi) o per gravi malformazioni non è mai una scelta facile, pertanto non spetta a noi decidere per le altre. È una riflessione personale ed intima della donna in primis e poi della coppia e della famiglia. Oltre ad essere una decisione forse tra le più difficili nella vita di una donna, aggiungere ad essa un giudizio morale ed etico, un percorso ad ostacoli per effettuarla (visite, certificato e colloquio con lo psicologo,ricerca di medici ed ostetriche non obiettori, l’atteggiamento sprezzante degli obiettori, fino ad arrivare a delle liti tra gli stessi) lo considero un accanimento sull’essere umano.Nella Provincia di Terni si è sempre mantenuto un livello accettabile, con alti e bassi, ma è sempre stata rispettata la legge garantendo personale non obiettore, ma se non si prenderanno provvedimenti a breve anche nel nostro territorio questo diritto non sarà rispettato. Ci risulta infatti che presso l’Azienda Ospedaliera di Terni, dove il personale non obiettore è in linea, anche se nei limiti, a breve due medici non obiettori andranno in pensione, mettendo a rischio il servizio di interruzione di gravidanza (ivg) che al momento viene effettuata presso i Poliambulatori e indebolendo il reparto di Ginecologia con un medico non obiettore in meno. Per quanto riguarda, infine, la complessa vertenza che Cgil, Cisl e Uil di categoria stanno portando avanti nei confronti dell’Azienda Ospedaliera di Terni, come Cgil auspichiamo che vengano tenute in considerazione le condizioni lavorative di tutte le dipendenti e di tutti i dipendenti, che la modalità di organizzazione del lavoro non penalizzino il personale dedicato al servizio di IVG (ripartizione equa dei carichi di lavoro, salvaguardia dei riposi e delle ferie) e che ci si avvalga del personale obiettore per quanto riguarda l’assistenza necessaria nella fase precedente e successiva all’intervento.

Terni, 26 febbraio 2017

Valentina Porfidi

Coordinatrice Dipartimento Welfare

Cgil Terni