I fenomeni sismici che tra agosto e ottobre hanno devastato il centro Italia, non solo non hanno esaurito la loro spinta, ma potrebbero propagarsi con la stessa intensità anche nelle zone limitrofe, perché inseriti in un evento che in passato ha già manifestato la sua violenza nell’intera area.

Lo rivela la Commissione Grandi Rischi, tornata a riunirsi d’intesa con il dipartimento della Protezione Civile, dopo le forti scosse del 26 ottobre registrate tra Umbria e Marche. Nella sua analisi dei fenomeni sismici di agosto, la Commissione aveva identificato “tre aree contigue alla faglia responsabile della sismicità di agosto – si legge nel resoconto della riunione – che non avevano registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e con il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (M6-7).

La sismicità del 26 ottobre ha attivato uno dei segmenti individuati dalla Commissione, a nord dell’evento di agosto, mentre gli altri due segmenti non si sono mossi. In considerazione della contiguità con la sismicità in corso, questi due segmenti rappresentano possibili sorgenti di futuri terremoti nelle regioni già colpite dagli eventi degli ultimi anni. Non si può inoltre escludere la prosecuzione della sismicità a Nord del sistema del Vettore-Bove. Ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza in corso sia in esaurimento”.

La Commissione raccomanda dunque agli amministratori dei territori interessati di mettere in atto tutte le iniziative possibili per accelerare le verifiche di vulnerabilità sismica e gli interventi di messa in sicurezza.