L’idea della Giunta regionale, sulla quale stiamo già lavorando, è quella di definire una legge regionale che se per un verso possa formalmente dichiarare chiusa in Umbria l’opera di ricostruzione post sisma 1997, per l’altro verso possa permettere di risolvere criticità, soprattutto di ordine burocratico che ancora bloccano alcuni interventi e recuperare risorse per circa 200 milioni di euro da mettere a disposizione sia dei cittadini che dei Comuni per finanziare un nuovo piano di interventi per il completamento della ricostruzione, dando oltretutto una significativa opportunità al nostro sistema delle imprese”. È quanto ha annunciato la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini illustrando a Bastia Umbra, nell’ambito di Expo Emergenze 2016, i principi del disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale “che vorremmo – ha aggiunto Marini – sia il più partecipato possibile con i cittadini, le amministrazioni comunali, le imprese ed i professionisti”. La presidente, quanto alla tempistica della nuova legge, ha affermato che presto la Giunta regionale esaminerà e pre-adotterà un bozza “che vorremmo già trasmettere alla Commissione consiliare competente affinché anche l’Assemblea regionale possa dare il suo utile contributo”. L’adozione dell’atto da parte della Giunta potrebbe poi avvenire entro il prossimo mese per poterlo quindi definitivamente trasmettere all’Assemblea legislativa per il suo iter di approvazione che dovrebbe avvenire auspicabilmente prima della pausa estiva. Nello specifico, ha spiegato la presidente, il disegno di legge si pone l’obiettivo di disciplinare tutte quelle controversie che ancora impediscono la conclusione di un numero residuale di interventi, quali il mancato inizio dei lavori, fine dei lavori oltre i termini stabiliti, revoche di contributi, assenza di un interesse da parte di soggetti privati o pubblici a realizzare l’opera ammessa a finanziamento, controlli avviati ma non conclusi dei quali, in alcuni casi, nemmeno il soggetto titolare del finanziamento ne ha una precisa cognizione. Dunque, le nuove norme dovrebbero prevedere una serie di soluzioni per quelle controversie che di fatto hanno bloccato l’avvio o la conclusione dei lavori o, addirittura, pur essendo stati effettuati i lavori non vi è stata la totale liquidazione degli stessi per impedimenti di carattere burocratico. Infine la presidente ha affrontato il tema dei “precari del terremoto”, che riguarda 32 lavoratori: “stiamo lavorando da tempo affinché siano individuate quelle norme necessarie a porre fine a questa condizione di precarietà che dura da troppo tempo, e poter quindi offrire loro una condizione lavorativa stabile ed a tempo indeterminato”.