Presentato oggi a Terni il Centro di Ascolto Uomini fuori dalla violenza, il servizio per gli uomini che sono protagonisti di comportamenti violenti nei confronti delle donne e che vogliono uscire da questa dimensione.

Si tratta di due strutture, una a Terni al Centro salute Colleluna, in via del Modiolo, in funzione il giovedì dalle 15 alle 18, una a Narni Scalo in via Tuderte, il lunedì dalle 15 alle 18. E’ possibile il contatto telefonico al numero verde 800 411 611, centroufv@uslumbria2.it dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14, per entrare in contatto con operatori specializzati. Il centro offre un percorso di cambiamento, per uscire dall’uso della violenza, guidato da psicologi attraverso colloqui individuali ed incontri di gruppo.

Sinora – ha detto la presidente della Regione Catiuscia Marini – anche nella nostra regione si è pensato di dare vita a servizi di accoglienza per le donne vittime di violenza, quindi sono stati attivati i centri antiviolenza, il telefono donna, le case rifugio o il codice rosa per gli operatori del pronto soccorso che notano casi sospetti da denunciare, ma oggi si avvia la sperimentazione di un servizio pionieristico che può essere d’aiuto anche alle forze dell’ordine, ai servizi sociali e alle autorità giudiziarie sul fronte della prevenzione”.

La presidente Marini ha quindi ricordato che purtroppo l’Umbria “ha un numero alto di violenze in famiglia che in alcuni casi sono sfociate nell’uccisione di una donna o di minori. Questi dati di cronaca – ha concluso – richiedono una risposta della rete dei servizi e delle istituzioni per ridurre il più possibile il triste fenomeno attraverso interventi di tipo medico e culturale, con i coinvolgimento di tutti coloro che hanno un ruolo o che possono avere un ruolo fondamentale, dalle strutture sanitarie, alle forze dell’ordine, ai centri antiviolenza, alle case rifugio, all’associazionismo”.

I servizi sono importanti – ha dichiarato il vicesindaco di Terni, con delega al Welfare Francesca Malafoglia – fondamentale è l’aspetto culturale e di prevenzione. L’elemento culturale deteriorato va scardinato, con interventi che devono partire dalla formazione scolastica e che devono essere costantemente presente. Le nostre comunità sono profondamente colpite da episodi di femminicidio che hanno effetti drammatici sulle donne colpite, sui minori coinvolti, sulla comunità in generale. Occorre uscire dalle logiche di attesa dell’irreparabile ma agire con servizi ridefiniti, che vanno a coprire i bisogni, quello della prevenzione e del contrasto della violenza di genere è sicuramente un bisogno della nostra società. Su questo fronte l’impegno è assoluto e la sinergia con istituzioni e soggetti pubblici e privati è fondamentale”.