Immagini a confronto di paesaggi dell’Umbria che ne evidenziano le trasformazioni nell’arco di 60 anni, offrendo letture diverse dei cambiamenti e un’indicazione condivisa sulle politiche di governo del territorio: può essere così sintetizzato il volume “Umbria, Paesaggi in divenire 1954/2014”, presentato a Perugia. Nelle 140 pagine della pubblicazione – che raccoglie saggi di Diego Zurli, Alberto Clementi, Ambra Ciarapica, Massimo Angrilli e Franco Farinelli – sono confrontate immagini dall’alto del 1950 con quelle del 2014, così da documentare, in modo immediatamente percepibile, i mutamenti che hanno interessato il paesaggio umbro dai primi anni ’50 fino ai giorni nostri. Le immagini (estratte dalla raccolta cartografica del sito UmbriaGeo http://www.umbriageo.regione.umbria.it/) fanno da contrappunto ai saggi dei cinque autori che affrontano il tema del governo del paesaggio da punti di vista disciplinari diversi.Da questa pubblicazione e dalle fotografie che lo corredano – ha sottolineato l’assessore regionale all’Ambiente, Fernanda Cecchini, introducendo la presentazione insieme al coordinatore regionale Diego Zurli – emerge un territorio ricco di valori ambientali, paesaggistici e naturalistici, connotati che vogliamo salvaguardare ed esaltare. Va in questa direzione anche la volontà della Presidente della Regione che ha voluto accorpare in un unico assessorato deleghe e funzioni per fare sintesi e sinergia fra ambiente, paesaggio, cultura, parchi ed aree protette, agricoltura, i tanti beni della risorsa Umbria”.

I titoli della pubblicazione danno conto di un approccio poliedrico e trasversale nella lettura delle trasformazioni che hanno interessato il territorio andando ad indagare quelli che sono: “metamorfosi e conflitti nelle terre dell’Italia di mezzo”, “paesaggi e territori. convergenze possibili”, “il racconto e la visione dell’Umbria negli strumenti di governo del territorio regionale”, “mutazioni del paesaggio umbro. sette casi di studio” e “per la ricognizione del paesaggio umbro: la Valtiberina e la Valnerina”. Pur partendo da approcci diversi i cinque saggi sembrano convergere verso la necessità di un netto cambio di mentalità nel modo di intendere la tutela del paesaggio che – secondo gli autori – non può più tradursi in procedure esclusivamente interdittive, spesso legate a steccati disciplinari. E l’Umbria, nel contesto dell’Italia di Mezzo, rappresenta un luogo adatto per intraprendere una fase di sviluppo che includa tra i suoi fattori decisivi un nuovo modo di tutela del paesaggio come uno dei maggiori punti di forza su cui costruire un futuro sostenibile. Occorre dunque avvalersi di strumenti nuovi e diversi da quelli finora concepiti ed applicati in ambito urbanistico e territoriale, così da poter rafforzare e sedimentare nei cittadini la consapevolezza del valore di ciò che hanno ereditato e della responsabilità che portano nell’esserne i depositari. La tesi del libro è infatti che il paesaggio, e il territorio nelle sue componenti materiali, simboliche o narrative, è costruito dagli abitanti che ne definiscono anche l’identità. Ciò in accordo con la Convenzione europea del Paesaggio in cui, per la prima volta, si afferma che il territorio è paesaggio, e che un nuovo modello di sviluppo sostenibile basato su un rapporto equilibrato tra bisogni sociali, attività economiche ed ambiente presuppone processi capaci di reinventare funzioni ed attività economiche, sperimentare politiche condivise che rafforzino l’attrattività del territorio e che determinino una nuova e responsabile fruibilità facendo leva sulle tante risorse inespresse. Un approccio di impronta “smart land” nel quale i portatori d’interesse debbano riappropriarsi del protagonismo che un cambio di passo di questa portata richiede.