L’arte come terapia, dedicata ai pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer. Dal MoMA di New York, che ha sperimentato questo tipo di attività nel 2006 con il progetto Meet Me at the MoMA, alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Si chiama “pARTEcipo ed è lo sviluppo di un progetto pilota inaugurato nel 2015 e che ha visto la collaborazione del museo con enti pubblici e associazioni onlus, tutti uniti da un unico obiettivo: offrire a questi pazienti “speciali” una terapia alternativa e non farmacologica. Dal mese di gennaio è in corso un ciclo di incontri realizzati dal personale qualificato della Galleria suddiviso tra lezioni propedeutiche nella Residenza Protetta Fontenuovo e il museo perugino. Il progetto promosso dalla Fondazione Roma Sanità e coordinato dalla Professoressa Patrizia Mecocci Direttore della Sezione di Gerontologia e Geriatria dell’Università di Perugia e dalla Professoressa Luisa Bartorelli Presidente di Alzheimer Uniti Onlus di Roma, si rivolge ai partecipanti del Caffè Alzheimer dell’Associazione A.M.A.T.A.

L’obiettivo della terapia è quello di offrire un intervento terapeutico non farmacologico alle persone con demenza e un sostegno ai loro familiari. Il museo diventa così un luogo di cura attraverso la fruizione di opere d’arte e l’espressione creativa che ne scaturisce. In un’ottica in cui si crede fortemente che l’ambiente possa contribuire al benessere della persona, la creazione di percorsi museali ad hoc è l’occasione per frequentare il museo per la prima volta o per continuare a farlo nonostante la malattia, nella convinzione che l’arte rappresenti una fonte di stimolazione privilegiata. Come è stato dimostrato da recenti ricerche nell’ambito delle neuroscienze infatti, la fruizione di un’opera d’arte dà luogo a un coinvolgimento emotivo, motorio e corporeo offrendosi come possibilità di comunicazione nuova laddove la via cognitiva appare interrotta.

Così il contributo che oggi possono dare i musei si sta rivelando sempre più prezioso, tanto da aver acquisito un nuovo ruolo sociale. Le visite guidate hanno luogo durante i normali orari di apertura del museo, permettendo così una interazione tra malati, familiari e visitatori, rompendo in questo modo l’isolamento in cui vivono i primi e combattendo nel contempo lo stigma nei confronti di questa patologia.