Criticità e prospettive del “piano sangue” in Umbria. L’argomento è stato al centro di un incontro che i rappresentanti dell’Avis regionale hanno avuto con i membri della Terza Commissione consiliare dell’Assemblea Legislativa di Palazzo Cesaroni, ai quali è stata fatta rilevare la necessità di organizzare meglio la raccolta di sangue e degli emoderivati, tenendo conto delle esigenze dei donatori.

Giovanni Magara, presidente di Avis Umbria, e Dino Iannaccio, presidente dell’Avis provinciale di Terni, non hanno avuto alcuna esitazione. “Questo è un tema davvero importante per la sanità regionale, con implicazioni assistenziali molto rilevanti per le emergenze e in tutti i casi in cui sia necessario un supporto trasfusionale. Ed in questo settore l’Avis svolge un ruolo cruciale su tutto il territorio regionale”.

Dagli interventi è emerso che i 17 centri di raccolta sangue in Umbria, trattano circa 46mila sacche all’anno. “Il precedente Piano – hanno sottolineato i rappresentanti dell’Avis – non è stato applicato. Servirebbe un database unico con i dati dei donatori, in modo che tutte le strutture sanitarie della regione siano in grado di riconoscerli se si presentano nei centri di raccolta. I diversi sistemi di gestione dei dati – hanno proseguito i presidenti di Avis Umbria e Avis Provinciale di Terni – impediscono alle aziende sanitarie di comunicare in modo efficace. Le strutture accreditate per le donazioni dovrebbero essere oggetto di verifica per controllare che abbiano ancora i requisiti”. Secondo Giovanni Magara e Dino Iannaccio, “le strutture dedicate alla raccolta del sangue non possono essere diminuite, dato che non si può chiedere ai donatori di effettuare un viaggio per andare a donare gratuitamente il sangue. Gli organismi di controllo e consultazione previsti dal vecchio Piano – hanno aggiunto – non sono praticamente mai stati riuniti, mentre il servizio di prelievo dovrebbe essere ottimizzato, ampliando gli orari di apertura, non limitandosi al sangue (che in certi periodi può non servire) e concentrandosi sugli emoderivati”.

Per quanto riguarda la provincia di Terni, è emersa la necessità di decentrare e non accentrare i punti di raccolta, per evitare che diminuiscano le donazioni. Già con una petizione popolare del 2013 è stato chiesto alla Regione di attivare un servizio di raccolta mobile, proprio per superare le difficoltà logistiche e sperimentare prelievi nelle città più piccole anche nei giorni festivi. “Questo – conclude l’Avis – per dare risposta a chi è occupato nel commercio ed ai lavoratori precari, a cui non vengono riconosciuti i permessi per le donazioni. Sarebbe infine opportuno non prevedere l’obbligatorietà della prenotazione per la donazione”.