Comunità, legalità e sviluppo. Sono state le parole chiave dell’assemblea annuale delle cooperative associate a Legacoop Umbria. L’evento si è svolto nei giorni scorsi a Perugia nell’Auditorium di Santa Cecilia. Un vivace confronto a cui hanno partecipato, insieme a Dino Ricci presidente di Legacoop Umbria, Gianpiero Bocci sottosegretario al Ministero dell’Interno, Mauro Lusetti, Catiuscia Marini e Carlo Borzaga, rispettivamente presidente nazionale di Legacoop, della Regione Umbria e di Euricse.

La grande sfida per i cooperatori oggi – ha dichiarato Ricci – sta nel ‘ricalcolare la rotta dello sviluppo’. Le imprese cooperative nel contesto regionale si dimostrano solide, i dati di bilancio descrivono un sistema in salute, cresciuto e con potenzialità per il futuro. Tuttavia, da un lato, la perdurante e duratura contrazione di domanda pubblica e spesa privata di famiglie e imprese porta a registrare situazioni di criticità anche tra le cooperative, dall’altro molte imprese, composte da giovani, spesso altamente qualificati stanno sviluppando un’economia che punta sulla collaborazione in settori nuovi. Le cooperative sono nate come imprese delle comunità – ha aggiunto Ricci – recuperare questa dimensione rappresenta, oggi, la principale forma di innovazione che si può realizzare. Numerose le esperienze anche tra i nostri associati, vedi quella del Postmodernissimo o di Umbrò a Perugia. I nuovi bisogni – ha spiegato Ricci – impongono alle nostre imprese riposizionamento e consolidamento nel mercato. Le grandi cooperative che rappresentano driver di sviluppo in alcune filiere produttive regionali, come nella distribuzione organizzata, hanno operato importanti investimenti in acquisizioni e fusioni. Nuove frontiere sono rappresentate dalle cooperative della conoscenza e dai Living lab, luoghi in cui l’innovazione parte dal basso e si incontrano mondo della ricerca e delle imprese”.

“La cooperazione rappresenta – ha spiegato Borzaga – circa 135 miliardi di euro di fatturato, un milione 250mila addetti tra part time e tempo pieno, circa il 10% del Pil, il 9,5% dell’occupazione privata, il 5% di quella nazionale. Le cooperative hanno autogestito la crisi, aumentato di 100mila unità gli occupati, mentre il resto del privato li ha ridotti di 500mila, si presentano alla ripresa, sempre che si possa parlare di ripresa, con una piccola zavorra che è dovuta al fatto di aver avuto una decurtazione sistematica degli utili nella crisi. Avendo sostenuto l’occupazione, la cooperazione ha pagato in termini di minori margini. Alla fine della crisi arriva più debole ma più credibile perché ha tutelato i soci più del resto del sistema economico”.

Nel corso dei lavori un video che ha mostrato l’impegno dei cooperatori nella campagna di raccolta firme per presentare una proposta di legge contro le false cooperative. “Non parliamo più solo di fatti negativi legati a episodi di corruzione – ha concluso Lusetti –, ma di provvedimenti e risultati positivi realizzati, di una nuova pagina che stiamo scrivendo nel movimento cooperativo. Tolleranza zero nei confronti della illegalità, comportamento che ci ha consentito di essere riconosciuti come parte civile nel processo Mafia capitale”.