Più cemento, meno verde. Il consumo sfrenato del suolo ha gradualmente privato ognuno del diritto di abitare in una città a misura d’uomo. Se il centro è ormai saturo di cemento adesso tocca alle ‘periferie urbane’ che cedono gli ultimi terreni disponibili per consentire affari edilizi”. La denuncia è di Giuseppe Cassio, Laura Chiari Bartolocci e Amos Macinanti rispettivamente Vice Presidente di Italia Nostra, Presidente del Garden Club e Presidente WWF di Terni. I tre lamentano, particolare, la distruzione di due giardini pensili. Il Giardino di via della Rinascita, progettato nel 1998 per rappresentare un vero e proprio orto botanico di pregio nel cuore della città, accoglieva un migliaio di piante acquistate con ingente spesa di denaro pubblico. Purtroppo per la mancanza d’acqua – spiegano – non vedremo più molte piante rare: un esemplare unico di «Rosa gigantea» da venti metri di altezza, che si arrampicava su un cedro del libano ricoprendolo di fiori ed una «Caesalpina sepiaria» da collezione che rivestiva un muro di cemento tanto da arrampicarsi sulle canfore adiacenti regalando una fiorita spettacolare, sono state recise alla base. Una «Clematis Armandii» che rivestiva più di 30 metri di cancellata, anche questa segata alla base. Non vedremo più una collezione di oltre cinquanta tipi di felci, di cui alcune rarissime; un’altra collezione di «Hidrangee» e camelie; «Acace Pasque Rouge»; una serie indefinita di piante erbacee perenni decespugliate. Portato all’essiccazione il boschetto di ontani che ricostituiva il paesaggio fluviale nel giardino pensile, con 80 centimetri da terra (da oltre 3 anni non viene innaffiato). Il secondo giardino, quello di piazza delle Arti – proseguono Giuseppe Cassio, Laura Chiari Bartolocci e Amos Macinanti – oltre che rappresentare un indubbio elemento di arredo per la zona costituiva un prezioso filtro ecologico a difesa dei bambini della scuola Battisti dagli inquinamenti acustici ed atmosferici provocati dal traffico. Qui abbiamo perso alcuni rari pioppi, aceri e alcuni sempreverdi della macchia mediterranea. In compenso prosperano fichi, ailanti, ligustri e ‘spaccasassi’ che non hanno titolo di pregio e per di più infestano e danneggiano la cinta difensiva romana e medievale. Invece di fare progetti di riqualificazione a volte distruttivi – concludono i tre – non è più semplice mantenere l’esistente con molte meno risorse?