Analizzare l’entità dei fenomeni corruttivi nella pubblica amministrazione ma anche individuare spiragli e prospettive per fronteggiare l’illegalità. Sono questi gli obiettivi del seminario organizzato dalla Scuola umbra di amministrazione pubblica, che si è tenuto nella sede di Villa Umbra a Perugia. L’iniziativa, intitolata “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, nasce dalla volontà degli organizzatori di verificare l’effettiva applicazione della legge numero 190 del 6 novembre 2012, un piano anti-corruttivo, varato proprio per combattere l’illegalità in ambito politico. “Da uno studio Ocse – ha dichiarato Alberto Naticchioni, amministratore unico della Scuola umbra di amministrazione pubblica – emerge che l’Italia è il paese in Europa con il più alto livello di corruzione percepita insieme a Grecia e Bulgaria. Per ripartire ogni cittadino deve fare il suo dovere e sostenere l’operato delle forze dell’ordine”.

Pretesto della giornata di confronto è stata anche la relazione presentata al Parlamento il 2 luglio dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone che ha definito il fenomeno dei politici corrotti un “tumore sociale” in cui è difficile persino distinguere corrotto e corruttore. “La corruzione – ha affermato il Procuratore Capo della Repubblica de L’Aquila Fausto Cardella – è un reato sommerso, difficile da individuare e punire, che però costa al paese tra i 60 e i 70 miliardi di euro l’anno. Molto si sta facendo nella lotta ai delitti contro la pa. In particolare, con la legge numero 69 del 2015 sono state inasprite le pene per questo tipo di reati, allungati i tempi di prescrizione e indurita la normativa relativa al falso in bilancio e alla conseguente evasione fiscale”.